PHOTO
PNRR Missione Infanzia. M4-C1-1.1: “Piano asili nido e scuole dell’infanzia”.
A quattro anni dall’avvio del PNRR e a meno di 6 mesi dalla scadenza, al netto di eventuali proroghe, lo scenario dello stato di attuazione della Missione 4 e in particolare del “Piano asili nido e scuole dell’infanzia” (M4-C1-1.1) è allarmante con troppi progetti che procedono a rilento, con ritardi preoccupanti nell’esecuzione dei lavori o ancora fermi alla fase di progettazione.
Analogamente a quanto rilevato per altri investimenti, come ad esempio per la Missione Salute – M6, le poche opere completate e collaudate e il basso livello delle spese effettuate in rapporto ai finanziamenti rendono concreto il rischio di non conseguire gli obiettivi strategici entro le scadenze previste.
Dalla piattaforma di monitoraggio ReGiS predisposta dal MEF, risultano finanziati 2.625 progetti validati1, per un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro (di cui 3,3 miliardi di euro PNRR), ma solo una minima parte dei progetti risulta concluso mentre numerosi progetti presentano ritardi nell’attuazione delle opere.
In particolare, per quanto riguarda la fase esecutiva delle opere, a ottobre 2025 risultano ritardi evidenti e diffusi nella fine dell’esecuzione dei lavori che riguardano 1.994 progetti (pari al 60,9% del totale) a cui si aggiungono 207 progetti (pari al 6,3%) con ritardi nell’avvio dei lavori. Sono in corso i lavori per la realizzazione di 1.602 strutture (57,2% del totale delle opere previste) mentre risultano completate e collaudate solo 201 strutture (pari al 7,7%).
Allarmante la distanza dal traguardo del collaudo per 63 progetti (4,3% del totale), ancora fermi alla fase della progettazione esecutiva, step che di fatto impedisce l’avvio dei cantieri.
A ottobre 2025 risultano effettuati pagamenti per soli 1,5 miliardi di euro (pari al 38,8% del totale) dunque, a pochi mesi dalla scadenza dei progetti, è stato speso poco più di un terzo dei fondi disponibili, con lavori che procedono troppo a rilento.
La situazione più allarmante si registra in Sicilia (dove i pagamenti effettuati sono fermi al 26,1% dei finanziamenti complessivi), in Calabria (30,8%), Lazio (30,9%) e Campania (32,7%). Solo in quattro regioni, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino-Alto Adige e Veneto i pagamenti effettuati hanno superato la metà dei finanziamenti.
In questo scenario di ritardi nella realizzazione delle opere, risulta sempre più difficile credere che si possa riuscire a terminare tutti i lavori per collaudare le strutture entro giugno 2026, data prevista per la scadenza definitiva. Sono dati che parlano da soli, di fronte ai quali, senza un energico scatto finale, a poco possono valere le rassicurazioni del Governo.
Il quadro di incertezze e ritardi nell’attuazione del PNRR su asili e scuole dell’infanzia conferma le preoccupazioni: il rischio del mancato conseguimento dell’obiettivo è concreto e rappresenterebbe un inaccettabile fallimento.
Il PNRR rappresenta un’occasione irripetibile che, se persa, certificherebbe l’incapacità del nostro Paese di raggiungere standard europei e di garantire ai bambini e alle bambine il fondamentale diritto a un percorso educativo di qualità sin dai primissimi mesi di vita.
Sarebbe una sconfitta di enormi proporzioni per il Paese, che risulta così incapace di dotarsi di una infrastrutturazione sociale, strategica, volta a raggiungere obiettivi vitali per il futuro (aumento della natalità, dell’occupazione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà educativa e materiale) e soprattutto a quello primario e fondamentale: garantire i diritti di tutti i bambini e le bambine ad un’educazione di qualità sin dalla prima infanzia in un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.
Oltre ai ritardi nella realizzazione dei progetti, occorre rilevare anche lo squilibrio nell’attuazione degli investimenti del PNRR a sfavore dei comuni più piccoli, come segnalato da tempo dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio che ha rimarcato come la dimensione demografica dei comuni ha rappresentato uno dei fattori che hanno condizionato l’adesione ai bandi e l’assegnazione dei fondi con una quota di comuni che non ha partecipato alle procedure che decresce all’aumentare del numero di abitanti. Le ragioni possono ravvisarsi nei criteri di accesso per bandi, soprattutto nella prima fase del PNRR, che hanno favorito i comuni di maggiori dimensioni e più solida capacità progettuale e gestionale, molti dei quali spesso disponevano già di una maggior dotazione di posti per l’infanzia.
Anche questo aspetto rappresenta la conferma di un’Italia a più velocità.






