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MOBILITAZIONE CONTRO IL GREENWASHING PROTESTA CONTRO IL NUCLEARE IN ITALIA
Martedì 27 gennaio, si è svolta l’audizione presso le Commissioni riunite VIII e X nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile (A.C. 2669).
Per la Cgil hanno partecipato Michele Azzola, Coordinatore Area Politiche Industriali e Reti, e Massimo Brancato, Coordinatore Area Politiche per lo Sviluppo. Di seguito riportiamo il testo della memoria predisposta per l’occasione.
Audizione
presso le Commissioni riunite VIII e X nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile (A.C. 2669)
(27 gennaio 2026)
1. Una scelta politica che ignora la volontà popolare e indebolisce la democrazia energetica
La CGIL esprime una valutazione di contrarietà sul disegno di legge in esame, che tenta di riaprire la strada al nucleare in Italia nonostante due referendum popolari dagli esiti inequivocabili, che hanno espresso una chiara contrarietà del Paese a questa opzione.
Il Governo sceglie consapevolmente di rimuovere il dato democratico, trattando il nucleare come una questione puramente tecnica, mentre si tratta di una scelta profondamente politica, sociale e territoriale, che incide su sicurezza, salute, lavoro e assetto del sistema energetico nazionale.
La politica energetica del Paese non può essere affidata a deleghe in bianco, ma deve fondarsi su una governance partecipata e democratica, in coerenza con i principi europei di dialogo multilivello in materia di clima ed energia, che prevedono il coinvolgimento del Parlamento, delle parti sociali, delle autorità locali e della società civile organizzata.
2. Il “nuovo nucleare” come costruzione ideologica e diversivo politico
Il disegno di legge si fonda su una narrazione fortemente ideologica: l’idea che esista un “nuovo nucleare” in grado di superare automaticamente tutti i limiti storici di questa fonte.
In realtà:
• gli SMR e gli AMR non sono oggi disponibili su scala commerciale e comunque si tratta della stessa tecnologia a fissione già bocciata dal Referendum;
• non esistono impianti operativi in grado di fornire dati certi su sicurezza, affidabilità e costi;
• la fusione nucleare viene evocata come prospettiva strategica pur essendo unanimemente collocata in un futuro lontano, ben oltre il 2040-2050.
Il nucleare viene così utilizzato come orizzonte narrativo, utile a rinviare le scelte realmente necessarie, mentre l’azione climatica richiede interventi immediati e incisivi entro il 2030.
3. Incompatibilità con gli obiettivi climatici e con i tempi dell’azione
Il disegno di legge richiama esclusivamente l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, omettendo gli obiettivi intermedi, che rappresentano il vero banco di prova delle politiche climatiche.
L’Italia è chiamata a:
• ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030;
• contribuire a un sistema elettrico decarbonizzato entro il 2035;
• ridurre le emissioni del 90% al 2040;
• rispettare gli impegni assunti in sede europea e internazionale per il contenimento dell’aumento della temperatura globale entro 1,5°C e di transitare fuori dai combustibili fossili, triplicare le rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030.
I tempi di sviluppo e realizzazione del nucleare sono strutturalmente incompatibili con questi obiettivi. Anche ipotizzando scelte immediate, l’eventuale entrata in funzione degli impianti avverrebbe ben oltre il 2040, rendendo il nucleare irrilevante ai fini dell’azione climatica urgente.
4. Sicurezza energetica e nuova dipendenza tecnologica
Il disegno di legge afferma che il nucleare garantirebbe sicurezza e indipendenza energetica. La CGIL contesta questa impostazione.
L’Italia:
• non dispone di combustibile nucleare;
• non possiede una filiera industriale autonoma;
• dipenderebbe integralmente da forniture estere e da tecnologie sviluppate in altri Paesi.
Una scelta nucleare determinerebbe quindi una nuova forma di dipendenza energetica e tecnologica, esposta alle dinamiche geopolitiche, alla volatilità dei prezzi delle materie prime e ai rischi di concentrazione delle forniture.
L’unica strategia realmente coerente con l’obiettivo di sicurezza energetica nazionale è l’accelerazione della transizione verso un sistema 100% fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla riduzione dei consumi.
5. Sicurezza, rifiuti e problemi di localizzazione
Il disegno di legge rilancia il nucleare senza aver risolto i nodi storici della gestione dei rifiuti radioattivi.
A distanza di decenni:
• l’Italia non dispone ancora di un Deposito nazionale operativo;
• il decommissioning procede con ritardi e costi elevati;
• la localizzazione dei siti continua a incontrare una forte opposizione territoriale.
A questi elementi si aggiungono:
• l’elevata vulnerabilità idrogeologica e sismica del territorio nazionale;
• i problemi di accettabilità sociale;
• i rischi, legati alla sicurezza, al trasporto del combustibile e alla movimentazione delle scorie e alla possibile militarizzazione delle aree interessate.
In questo contesto, ipotizzare l’installazione di numerosi piccoli reattori sul territorio nazionale appare irrealistico, estremamente rischioso e socialmente insostenibile.
6. Costi elevati e assenza di valutazioni economiche credibili
Il Governo continua ad affermare che il nucleare sarebbe una fonte conveniente, ma senza fornire basi economiche verificabili.
Le valutazioni disponibili mostrano invece che:
• i costi di costruzione degli impianti nucleari tendono storicamente a superare ampiamente le previsioni iniziali;
• i costi di decommissioning e gestione delle scorie sono spesso sottostimati;
• le economie di scala rendono i piccoli reattori potenzialmente più costosi per unità di energia prodotta.
• il costo della generazione elettrica prodotto da nuove centrali nucleari è molto più elevato rispetto a fotovoltaico e eolico onshore, rispettivamente stimati a 170, 50 e 60 $/MWh (dati IEA)
Al contrario, le energie rinnovabili rappresentano oggi le fonti a minor costo di generazione e costituiscono l’unica opzione in grado di incidere rapidamente sui prezzi dell’energia.
7. Il vero nodo del caro-energia e le scelte mancate
Il costo dell’energia in Italia, superiore del 20-30% rispetto alla media europea, non dipende dall’assenza del nucleare, ma dall’elevata dipendenza dal gas e da scelte di politica energetica non affrontate.
La CGIL indica da tempo le priorità reali:
• accelerare la transizione verso un sistema 100% rinnovabili;
• riduzione strutturale degli oneri di sistema;
• disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal costo delle fonti fossili;
• semplificazione delle procedure autorizzative per le rinnovabili;
• investimenti in reti, accumuli, interconnessioni elettriche, sistemi di accumulo, efficienza energetica e pianificazione.
8. Il nucleare non è sostenibile
Il disegno di legge si riferisce alla produzione di energia nucleare “sostenibile”. Facciamo notare che non è sufficiente fare riferimento alle disposizioni europee per sostanziare la sostenibilità di una produzione, tanto che adesso sono considerati sostenibili anche i finanziamenti alle imprese che producono armi nucleari- L’energia nucleare, come abbiamo argomentato, non è sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, economico e nemmeno istituzionale, considerato che contravviene all’esito di due referendum, strumento costituzionale di democrazia diretta.
9. Conclusioni
La CGIL ritiene il disegno di legge sbagliato nel metodo e nel merito. Si tratta di una scelta ideologica, che non risponde alle urgenze climatiche, non riduce i costi dell’energia e non rafforza la sicurezza energetica del Paese.
È necessario riorientare la strategia energetica nazionale verso un percorso di giusta transizione fondato su rinnovabili, efficienza energetica, partecipazione democratica e giustizia sociale, nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori e delle future generazioni.
La transizione ecologica rappresenta una straordinaria opportunità industriale e occupazionale, ma richiede:
• pianificazione pubblica e partecipata;
• politiche industriali;
• contrattazione con le parti sociali;
creazione di nuova e buona occupazione
• tutela dell’occupazione, formazione e riqualificazione professionale.
L’assenza di questo approccio e le scelte di politica energetica del Governo, confermano una visione regressiva della politica energetica, che guarda al passato e non si fa carico delle esigenze di contrasto al cambiamento climatico, sicurezza energetica nazionale, riduzione dei costi.
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