Roma, 24 settembre – “Ancora una volta il Governo sceglie di affrontare la povertà con una misura spot, anziché con una politica strutturale. La Carta ‘Dedicata a te’, per chi ne beneficerà, può certamente rappresentare un aiuto concreto, ma non è con 500 euro una tantum – meno di un caffè al giorno – che si affronta l’emergenza di oltre 5,7 milioni di persone in povertà assoluta nel 2024 e il 22,6% della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale del 2025”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi . “Questi numeri – aggiunge la dirigente sindacale – raccontano una condizione strutturale, fatta di redditi insufficienti, lavoro povero, caro-affitti, difficoltà nell’accesso alla salute e ai servizi, povertà energetica e alimentare. E solo con una soluzione strutturale potranno cambiare”.

Inoltre, la segretaria confederale spiega che “la Carta esclude proprio una parte di quelle famiglie che già si trovano in condizioni di bisogno. Non spetta infatti ai nuclei nei quali siano presenti percettori di Assegno di inclusione o altre misure di sostegno alla povertà, così come alle famiglie nelle quali almeno un componente percepisca NASpI, DIS-COLL o cassa integrazione. È una logica che non condividiamo, il rischio è costruire un sistema nel quale le diverse misure non si sommano per accompagnare una persona o una famiglia fuori dalla povertà, ma diventano strumenti che si escludono reciprocamente”. Per Barbaresi “è esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare un sistema moderno di welfare: leggere la complessità dei bisogni, integrarli e costruire percorsi di sostegno capaci di durare nel tempo”.

“E allora – prosegue – viene da chiedersi quale sia la strategia del Governo. Una Carta biennale, con una prima annualità che arriva a ridosso della fine dell’anno, e con una seconda annualità già prevista, più che come il pezzo di una vera strategia nazionale contro la povertà rischia di apparire un annuncio da spendere politicamente, un’operazione di consenso. E le persone in povertà non ne hanno bisogno. Hanno bisogno di diritti. Hanno bisogno di redditi adeguati, di lavoro dignitoso e non povero, di servizi sociali territoriali, di sanità pubblica accessibile, di politiche abitative, di sostegni per la non autosufficienza, di contrasto alla povertà energetica e alimentare, di servizi per l’infanzia e di una rete pubblica capace di prendere in carico le diverse dimensioni della fragilità”.

“Per questo – conclude Barbaresi – continuiamo a chiedere al Governo di smettere di procedere con misure frammentarie e di costruire finalmente una politica nazionale organica di contrasto alla povertà, fondata su diritti esigibili, risorse adeguate e servizi pubblici. Perché la povertà non si combatte con una carta a tempo. La povertà è permanente”.