La democrazia, il protagonismo del lavoro, la pace e la necessità di contrastare un modello economico che alimenta diseguaglianze e conflitti. Sono questi i temi al centro dell’intervento del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che ha chiuso l’Assemblea di Programma indicando nello sciopero generale del 20 novembre uno strumento concreto di partecipazione e cambiamento.

«Quando parliamo di democrazia integrale non usiamo la parola a caso. Oggi il concetto di democrazia o è integrale o non è», ha affermato Landini, spiegando che la questione centrale riguarda la possibilità per lavoratrici e lavoratori di essere protagonisti delle scelte che incidono sulla propria vita, dal lavoro all’utilizzo delle tecnologie, fino alla definizione del modello sociale.

Per il leader della CGIL, la sfida è ricostruire il legame tra pace, diritti e partecipazione democratica in una fase segnata dall’aumento delle diseguaglianze e dal ritorno della guerra. Una situazione che, ha sottolineato, sta generando una reazione sociale ampia, partita dalle nuove generazioni ma non limitata ad esse. «Vorrei che evitassimo atteggiamenti paternalistici verso le nuove generazioni. Noi non siamo spettatori di quello che sta succedendo. La CGIL è parte di questo movimento e di questa rottura che si è determinata».

Landini ha rivendicato il ruolo svolto dal sindacato negli ultimi anni «sul terreno della pace, dei referendum e dell’azione contrattuale», collegando queste iniziative alla possibilità di aprire oggi una discussione generale sul futuro del Paese e sulla centralità del lavoro nella vita democratica. In questo quadro ha richiamato anche la mobilitazione del 20 novembre, che vedrà convergere le iniziative dei giovani in Europa e, in Italia, la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il nuovo movimento che emerge in molti Paesi nasce da «una critica radicale al modello di capitalismo e di liberismo che si è affermato in questi anni» e - sottolinea il leader Cgil - mette al centro le condizioni materiali di vita delle persone, tema che accomuna studenti, giovani e lavoratori.

Per questo, ha spiegato, lo sciopero generale del 20 novembre rappresenta già una prima attuazione concreta delle linee programmatiche discusse dall’assemblea. «Lo sciopero che abbiamo proclamato il 20 novembre per me è già un modo per far vivere il programma fondamentale che stiamo discutendo», ha detto, sottolineando la volontà di dialogare con tutte le soggettività che oggi contestano l’attuale modello sociale.

Landini ha infine respinto l’idea che si tratti di una mobilitazione riservata all’organizzazione sindacale: «Il 20 non è uno sciopero per la CGIL, come qualcuno sta dicendo. È uno sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori. Lo abbiamo proclamato perché tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti, abbiano la possibilità, se sono d’accordo, di scendere in piazza, dire basta a questa situazione ed essere protagonisti del cambiamento».

Un appello che si è concluso con una prospettiva politica e sociale più ampia: «È il momento, a partire dal 20 novembre, di dire che questo mondo si può cambiare», riaffermando la necessità di costruire un’alternativa fondata sulla partecipazione democratica, sulla giustizia sociale e sulla centralità del lavoro.


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