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Dichiarazione congiunta di Csi Africa e Cgil sulla crisi umanitaria che ha coinvolto i migranti a Ceuta e sulla risposta degli Stati membri dell’Unione europea, condannata per il ricorso a politiche di esternalizzazione, deterrenza ed esclusione a scapito dei diritti umani.
La dichiarazione richiama inoltre la necessità di rafforzare la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e di promuovere politiche migratorie fondate sui diritti, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà internazionale.
Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio per le vittime delle recenti tragedie che hanno colpito i migranti alle frontiere dell’Unione europea. Condanniamo il fallimento degli Stati membri dell’UE nell’agire in modo solidale, sostituendo la responsabilità condivisa con politiche di esternalizzazione, deterrenza ed esclusione che minano i diritti umani e la dignità della persona.
A seguito della crisi umanitaria che ha coinvolto i migranti a Ceuta, l’Europa, sotto la pressione di diversi Stati membri e su proposta dell’Italia, sta accelerando la creazione di centri di rimpatrio in Africa, sul modello dell’Albania. Questa iniziativa mira ad attuare immediatamente il nuovo Regolamento UE sui rimpatri, entrato in vigore il 12 giugno, insieme a un più ampio pacchetto di misure che di fatto istituzionalizza i respingimenti e limita drasticamente l’accesso al diritto d’asilo.
Il nuovo Regolamento UE sui rimpatri consente la detenzione prolungata dei migranti per periodi superiori a due anni, compresi bambini e interi nuclei familiari, senza adeguate garanzie giuridiche né tutela effettiva dei diritti fondamentali. Promosse dalla Commissione europea e sostenute dalla maggioranza del Parlamento europeo, queste politiche riflettono l’agenda dell’estrema destra e di quanti promuovono la cosiddetta “remigrazione”, alimentando paura, odio e xenofobia in tutta Europa.
Respingiamo la crescente esternalizzazione della gestione delle migrazioni e riteniamo che la disponibilità di alcuni Stati africani a ospitare centri di rimpatrio in cambio di sostegno finanziario rappresenti una scelta sbagliata e una forma di corresponsabilità. Le partnership tra l’Unione europea e i Paesi africani devono fondarsi sull’uguaglianza, sullo sviluppo condiviso e sul rispetto dei diritti umani, non su accordi che trasferiscono le responsabilità a discapito di milioni di persone in cerca di sicurezza e di condizioni di vita dignitose.
Riaffermiamo la posizione adottata lo scorso aprile a Bruxelles dalla Rete Sindacale Mediterranea e dell’Africa Subsahariana sulle Migrazioni: la dignità del lavoro, l’uguaglianza e la giustizia sociale sono principi fondanti dell’Unione europea e devono essere garantiti a ogni persona. Nessuno status amministrativo o giuridico può giustificare la negazione dei diritti fondamentali, nemmeno nei confronti di coloro che contribuiscono al benessere collettivo attraverso il proprio lavoro.
Le politiche migratorie dell’Unione europea devono fondarsi sui diritti umani e su una visione umana e inclusiva, pienamente coerente con il Pilastro europeo dei diritti sociali, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, gli standard internazionali del lavoro e il Patto globale delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare.
Ciò richiede la creazione di percorsi migratori sicuri, regolari e dignitosi. Tuttavia, i canali legali da soli non sono sufficienti, poiché molti lavoratori migranti finiscono in una condizione di irregolarità dopo il loro ingresso nell’Unione europea. L’irregolarità deve quindi essere affrontata sia ampliando i canali di ingresso legale, sia introducendo meccanismi di regolarizzazione chiari, trasparenti e permanenti per le persone che già vivono e lavorano nell’Unione europea.
Allo stesso tempo, l’Unione europea deve impegnarsi concretamente a collaborare con i Paesi in via di sviluppo per affrontare le cause strutturali delle migrazioni forzate, tra cui la povertà, le disuguaglianze e la mancanza di lavoro dignitoso. Solo combinando politiche migratorie fondate sui diritti con una cooperazione internazionale equa sarà possibile affrontare il fenomeno migratorio in modo sostenibile, umano e giusto.








