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Roma, 9 febbraio - “L’iniziativa della Procura di Milano, volta a richiedere l’amministrazione giudiziaria per Glovo, azienda del food delivery, non sorprende e va nella direzione di contrastare lo sfruttamento dei lavoratori nel comparto. L’ordinanza conferma, come le precedenti sentenze, che i rider non sono lavoratori autonomi”, afferma, in una nota, la Cgil Nazionale.
“Insieme al NIdiL Cgil, pochi giorni fa - ricorda la Confederazione - abbiamo denunciato le condizioni di lavoro dei rider: nella sezione compensi e trasparenza quasi il 60% degli intervistati dichiara di percepire tra 2 e 4 euro lordi all’ora”.
Per la Cgil, “qualora emerga un rapporto di lavoro eterorganizzato, deve applicarsi la disciplina del lavoro subordinato con tutti i diritti previsti dal contratto collettivo nazionale. Non è accettabile un modello che remuneri solo i tempi di consegna, escludendo l’attesa, ribaltando così il rischio d’impresa sui lavoratori. La stessa scelta di non pervenire a esiti contrattuali concreti nel percorso di relazioni sindacali dà evidenza della indisponibilità finora dimostrata dalle aziende”.
“Dalle prime indiscrezioni sull’ordinanza emergono - sottolinea il sindacato - condizioni di sfruttamento e la possibile contestazione del reato di caporalato. Ciò che le aziende non hanno fatto adottando modelli virtuosi e rispettosi dei diritti potrà ora realizzarsi grazie all’iniziativa della Procura”.
“Appena possibile riteniamo fondamentale un incontro tra commissario e organizzazioni sindacali, per tutelare al meglio ogni decisione che possa impattare sull’occupazione e sull’organizzazione del lavoro”, conclude la Cgil Nazionale.






