Roma, 21 luglio - “La maggioranza si appresta ad approvare alla Camera, dopo averlo fatto al Senato, gli atti di indirizzo riguardanti gli schemi di intesa tra Governo e Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto per attribuire ulteriori forme di autonomia su quattro materie cosiddette “No Lep”.

Questa definizione rischia di far apparire secondario e di scarso rilievo ciò che secondario non è affatto. Parliamo, infatti, di protezione civile, di ordinamento delle professioni, di previdenza complementare e integrativa e, soprattutto, di tutela della salute: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico.

Ciò vale, in particolare, per la sanità pubblica, già segnata da una crisi profonda: concedere ulteriori margini di autonomia in questo ambito significa accentuare la frammentazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di uguaglianza e universalità dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali.

Occorre invece andare nella direzione opposta: garantire l’esigibilità del diritto alla salute in tutto il territorio nazionale, come prevede la nostra proposta di legge di iniziativa popolare. Questo per quanto riguarda il merito politico delle scelte. Non meno rilevante è il fatto che si sta cercando di far rientrare dalla finestra ciò che la mobilitazione popolare a la pronuncia della Corte costituzionale sulla legge Calderoli hanno fatto uscire dalla porta.

Il passaggio di oggi non è definitivo, per questo la Cgil continuerà a battersi per evitare che il Paese diventi ancora più diseguale e che ne venga messa in discussione l’unità sostanziale. I diritti sociali e civili non possono dipendere dal luogo in cui si è nati, si lavora o si vive.