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Baccio Maria Bacci

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Baccio Maria Bacci (Firenze, 1888 – Firenze, 1974)

Giovanissimo coltiva la passione per la pittura e, nel 1905, soggiorna prima a Monaco di Baviera e poi a Norimberga, dove si guadagna da vivere dipingendo acquerelli. Tornato a Firenze si iscrive all’Accademia di Belle Arti dove frequenta i corsi di Adolfo De Carolis e di Fattori.

Nel 1912, a Parigi, studia Cézanne, assiste alle prime affermazioni del Cubismo e frequenta Apollinaire e Severini. Nel 1913 si interessa al lavoro di Giacomo Balla e Umberto Boccioni. La sua prima personale risale al 1910 (Palazzo Gondi a Firenze). Un anno più tardi si aggiudica il Premio della Camera di Commercio del capoluogo toscano. Dopo un decennio di assenza dalle esposizioni, partecipa alla Primaverile Fiorentina del 1922, presentando opere in cui palesa un deciso ritorno alla tradizione e a un linguaggio figurativo legato alla realtà. Quattro anni dopo è tra i partecipanti alla I Mostra del Novecento. Dalla metà degli anni Venti è presente in tutte le più importanti rassegne italiane (Biennale di Venezia del 1924, ’26, ’28, ’30; Quadriennali di Roma del 1931, ’35, ’48, ’59) e di pittura italiana all’estero.

La sua villa sulle colline di Fiesole diventa luogo di incontro di artisti e intellettuali prossimi alla rivista «Solaria», cui lo stesso Bacci partecipa con scritti e disegni. Dal 1929 inizia gli affreschi con episodi della vita di San Francesco per il convento della Verna. Il ciclo, parzialmente distrutto nel corso della guerra, verrà terminato e restaurato dallo stesso Baccio nel 1958. Durante il conflitto viene nominato presidente della Commissione per la protezione delle opere del Comune di Firenze. Riprende l’attività espositiva nel 1948 con una personale a Milano presso la Galleria Gianferrari. È autore di due pubblicazioni: una sul critico Diego Martelli e i Macchiaioli, l’altra sul pittore, scultore e critico d’arte Adriano Cecioni. Le sue opere sono presenti nella Galleria d’Arte Moderna di Roma e in quelle di Genova e Firenze.


Sera sull’Arno, 1934, olio su tela, 153×127 cm
(Foto: Corrado De Grazia)