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La ripresa sindacale (1955-1967)

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Il “ritorno alla fabbrica” fu lo slogan che accompagnò la ripresa sindacale della CGIL dalla metà degli anni ‘50. La svolta rivendicativa fu precisata nei due successivi Congressi, il IV (svoltosi a Roma nel febbraio-marzo del 1956) e il V (tenuto a Milano nell’aprile del 1960). Nell’ottobre 1956 la CGIL emise un comunicato di condanna dell’invasione sovietica in Ungheria, che suscitò molti malumori nel PCI e forti critiche, soprattutto nei confronti di Di Vittorio.

Il 3 novembre 1957 il Segretario generale morì e fu sostituito da Agostino Novella, in passato responsabile dell’Ufficio organizzazione e Segretario della FIOM. A Milano, nel 1960, la CGIL scelse in modo netto la politica della contrattazione articolata, che mirava a dare un maggior peso sia alle categorie nazionali, sia alle strutture di fabbrica, sviluppando, accanto al contratto nazionale, gli accordi decentrati. Parallelamente proseguiva l’impegno politico della CGIL che raggiunse l’apice nell’estate del 1960, quando essa proclamò da sola lo sciopero generale contro il Governo Tambroni, appoggiato dai neofascisti del MSI e responsabile di una dura repressione e di gravi eccidi durante alcune manifestazioni popolari a Genova, Reggio Emilia e in Sicilia.

Sul finire del 1960 si ebbe il primo banco di prova per la politica articolata: la vertenza degli elettromeccanici milanesi, conclusa con la firma di decine di accordi aziendali vittoriosi, dimostrò la validità della nuova linea. Nel frattempo, con i rinnovi contrattuali del 1959 e del 1962-63, alcune Federazioni industriali, soprattutto metalmeccanici e tessili, avevano compiuto importanti passi avanti in tema di unità d’azione. Fu proprio grazie alla nuova politica unitaria che i metalmeccanici riuscirono a ottenere il riconoscimento della contrattazione integrativa, conquistato con la firma di un protocollo d’intesa con l’Intersind (la rappresentanza sindacale dell’industria pubblica) nel novembre 1962.

Il 1962 vide l’avvio dell’esperienza del centrosinistra, con l’ingresso dei socialisti nell’area di Governo. In una prima fase la CGIL mostrò un atteggiamento prudente nei confronti della nuova maggioranza. Dopo la crisi economica e politica del 1963-64, l’ostilità della CGIL crebbe, come testimoniò l’opposizione alla politica di programmazione economica del Governo, sancita dal VI Congresso di Bologna (marzo-aprile 1965). Ma nonostante le difficoltà politiche, negli anni sessanta l’unità sindacale fece progressi, spinta soprattutto dalle decisioni dei metalmeccanici in tema di autonomia e politica economica.