Nel 2018, alla vigilia del XVIII Congresso della Cgil, il Piano del Lavoro proposto da Susanna Camusso diventa un’indicazione politica: non accettare che la crisi venga governata restringendo il perimetro pubblico, comprimendo i diritti e affidando tutto all’austerità. Le fratture prodotte dalla riforma delle pensioni, dal Jobs Act e dalla Buona Scuola segnano una stagione in cui la legge ha spesso sottratto al lavoro ciò che la contrattazione cercava di difendere.

Il Piano, arricchito da quello straordinario per l’occupazione giovanile e femminile e da Laboratorio Sud, viene legato da Camusso a un’idea più ampia di società. La Carta dei Diritti Universali del Lavoro, sostenuta anche da una consultazione straordinaria degli iscritti, rimette al centro la persona che lavora, indipendentemente dal contratto. È una risposta alla precarietà e alla disintermediazione, ma anche un progetto di cittadinanza: stessi diritti fondamentali, più partecipazione, più democrazia, più rappresentanza nei luoghi di lavoro e nei territori.

Il Piano del Lavoro è anche un modo per affrontare le trasformazioni che arrivano: digitalizzazione, cambiamenti demografici, migrazioni, nuove forme di impresa, crisi ambientale. La risposta non può essere subire l’innovazione, ma contrattarla. Da qui l’insistenza sulla contrattazione inclusiva, sociale e territoriale, capace di rappresentare chi è più esposto, chi non ha voce, chi lavora in filiere, appalti, piattaforme e percorsi discontinui.

Nel 2018 il quadro politico è segnato dalla rottura tra lavoro e rappresentanza, dalla sconfitta della sinistra, dall’affermazione del Movimento 5 Stelle e dal rafforzamento di nuove destre. Per la Cgil questo rende ancora più necessaria l’autonomia del sindacato confederale. Non basta difendere ciò che resta: occorre ricostruire legami collettivi dove la crisi ha prodotto isolamento, paure, competizione tra poveri, razzismo e pulsioni neofasciste. Antifascismo, laicità, solidarietà e differenza di genere diventano parte della stessa battaglia per l’uguaglianza.

La storia sindacale della Segretaria aiuta a leggere questa impostazione. Entrata nel sindacato negli anni Settanta, dopo l’esperienza nei corsi delle 150 ore dei metalmeccanici milanesi, Camusso cresce nella Fiom, poi nella Flai, guida la Cgil Lombardia e nel 2010 diventa segretaria generale della Confederazione, succedendo a Guglielmo Epifani. Porta con sé una cultura costruita nelle fabbriche, nei settori produttivi, nell’agroindustria, nella dimensione confederale e nel movimento delle donne, da Usciamo dal Silenzio a Se non ora, quando?