La Carta dei diritti universali del lavoro rappresenta uno dei progetti più ambiziosi elaborati dalla CGIL nel XXI secolo. Presentata nel 2016 sotto la guida della segretaria generale Susanna Camusso, essa nasce dalla consapevolezza che il mondo del lavoro è profondamente cambiato rispetto all'epoca in cui, nel 1970, era stato approvato lo Statuto dei lavoratori. L'origine della Carta va ricercata nella lunga stagione di trasformazioni che aveva interessato il mercato del lavoro italiano dagli anni Novanta in poi. Le riforme succedutesi nel tempo, dal "pacchetto Treu" alla legge Biagi, fino al Jobs Act, avevano introdotto una molteplicità di tipologie contrattuali, ampliando le forme di flessibilità ma, secondo la CGIL, producendo anche una crescente segmentazione tra lavoratori garantiti e lavoratori privi di adeguate tutele. Per la Confederazione, il rischio è quello di una cittadinanza sociale differenziata, nella quale i diritti dipendevano non dalla persona che lavora, ma dal tipo di contratto sottoscritto.
È proprio in risposta a questa evoluzione che la CGIL avviò un ampio percorso di elaborazione culturale e giuridica, coinvolgendo costituzionalisti, giuslavoristi, dirigenti sindacali e delegati. Il risultato fu un vero e proprio progetto di legge composto da oltre cento articoli, ispirato ai principi fondamentali della Costituzione repubblicana e, in particolare, agli articoli che pongono il lavoro al centro della vita democratica del Paese. Dal punto di vista storico, la Carta dei diritti universali del lavoro rappresenta il tentativo più organico compiuto dalla CGIL di aggiornare l'eredità dello Statuto dei lavoratori all'epoca della globalizzazione e della rivoluzione digitale.
Per la CGIL, la sfida non consisteva semplicemente nel difendere le tutele del passato, ma nel riaffermare un principio costituzionale: i diritti fondamentali devono appartenere alla persona che lavora e non essere subordinati alla forma contrattuale o all'organizzazione dell'impresa. In questa prospettiva, la Carta dei diritti universali del lavoro costituisce una delle più importanti elaborazioni culturali e politiche del sindacato italiano contemporaneo, testimoniando la volontà della Confederazione di continuare a interpretare il lavoro come fondamento della cittadinanza democratica e della coesione sociale.





