Il 3 novembre 2010 Guglielmo Epifani lascia la guida della Cgil. Il passaggio di consegne con Susanna Camusso chiude otto anni di segreteria e una lunga stagione di vita pubblica. Primo socialista a guidare la Confederazione dopo la ricostituzione del 1944, Epifani è stato una figura di cerniera tra culture politiche diverse, tra il sindacato del Novecento e le trasformazioni del lavoro che stavano cambiando l’Italia.

Nato a Roma il 24 marzo 1950 da una famiglia di origine campana, cresce tra Milano e la capitale, nel quartiere Talenti. Dopo la laurea in filosofia alla Sapienza, con una tesi su Anna Kuliscioff, entra nella Cgil. Nel 1974 lavora alla direzione dell’Esi, la casa editrice della Confederazione; poi passa all’ufficio sindacale, dove segue le politiche contrattuali delle categorie, e all’ufficio industria.

La sua carriera dirigente comincia nel 1979, nella categoria dei poligrafici e cartai. Nel 1990 entra nella segreteria confederale; tre anni dopo Bruno Trentin lo nomina segretario generale aggiunto. Dal 1994 al 2002 è il vice di Sergio Cofferati. Quando assume la guida della Cgil, il Paese è attraversato da forti tensioni. Epifani sceglie una linea fatta di autonomia, negoziato e fermezza, cercando di tenere insieme salari, contratti, stato sociale e unità del mondo del lavoro.

In quegli anni prende posizione anche su uno dei nodi più controversi della politica internazionale: la guerra in Iraq. Dopo l’uccisione dell’ostaggio italiano Fabrizio Quattrocchi, definita un gesto barbaro dentro una tragedia da fermare, sostiene il ritiro delle truppe italiane. Lasciare l’Iraq, per Epifani, non significa sottrarsi alle responsabilità, ma indicare una strada diversa contro il terrorismo, sottraendogli terreno e consenso. La dissociazione dall’occupazione diventa così il segnale di un cambio di strategia, fondato sul coinvolgimento pieno delle Nazioni Unite e su un processo credibile di ricostruzione politica e sociale.

Mentre il lavoro cambia e la precarietà cresce, anche la scuola diventa terreno di scontro. Di fronte alla riforma Moratti, la Cgil denuncia il rischio di un ritorno a un modello selettivo, capace di separare troppo presto i percorsi dei ragazzi e di riportare il sistema educativo a una logica da anni Cinquanta. Epifani vede in quella riforma una scuola meno unitaria e meno inclusiva, più esposta alle disuguaglianze sociali. Per questo la Confederazione promuove sit-in, assemblee, presidi davanti al Parlamento, ricorsi alla Corte costituzionale e una grande manifestazione nazionale a Roma. La battaglia è per un’istruzione pubblica come leva di emancipazione, non come anticamera di destini già segnati.

Muore a Roma il 7 giugno 2021, a 71 anni, per un’embolia polmonare. Con lui scompare una figura sobria e riconoscibile della sinistra italiana: un dirigente cresciuto nel sindacato, capace di attraversare politica e istituzioni senza perdere fermezza.