2009. Settembre, l’estate si disperde sopra Rocca Busambra. De poliziotti risalgono a fatica da una foiba. Hanno ritrovato uno scheletro umano. Solo nel 2012 l’esame del DNA ne confermerà l’identità: è il corpo di Placido Rizzotto, segretario della Camera del lavoro e uno dei protagonisti delle lotte contadine che hanno cambiato la Sicilia del dopoguerra.
Rizzotto era nato a Corleone nel 1914. Dopo l’arresto del padre, accusato di legami mafiosi, alternò il servizio militare al lavoro nei campi per aiutare la famiglia. In seguito all’8 settembre 1943 partecipò alla Resistenza nelle file partigiane di orientamento socialista: tornato in Sicilia alla fine della guerra, scelse di impegnarsi nella politica e nel sindacato.
A Corleone rifiutò un incarico da campiere offertogli dalla mafia e iniziò l’attività sindacale. Divenne segretario della Camera del lavoro e uno dei principali organizzatori di quel movimento contadino che rivendicava l’applicazione dei decreti di riforma agraria e l’assegnazione delle terre incolte ai braccianti. In quegli anni la Cgil guidava in tutta la Sicilia una stagione di occupazioni simboliche dei latifondi, che mettevano in discussione equilibri sociali radicati da secoli.
Rizzotto aderì al Partito socialista italiano di unità proletaria e partecipò alla vita politica locale, contribuendo alla vittoria del Fronte del Popolo alle elezioni comunali del 1946. La sua attività lo rese presto un punto di riferimento per i contadini e un bersaglio per Cosa nostra. A Corleone il boss Michele Navarra vedeva in quel giovane sindacalista una minaccia per il controllo del territorio e per gli interessi dei latifondisti.
Le minacce si trasformarono presto in violenza. La sera del 10 marzo 1948 Rizzotto esce di casa per raggiungere alcuni compagni. Non arriverà mai a destinazione: rapito e ucciso dalla mafia, il suo corpo scompare in una foiba nelle campagne attorno al paese. Un giovane pastore, Giuseppe Letizia, assistette all’omicidio e riconobbe gli assassini, ma morì poco dopo in circostanze sospette nell’ospedale del paese, dove lavorava lo stesso Navarra.
Le indagini furono condotte dal capitano dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa. Alcuni responsabili vennero arrestati, tra cui Luciano Liggio, ma il processo si concluse con assoluzioni per insufficienza di prove. Il corpo di Rizzotto rimase disperso per decenni.
La sua vicenda resta una delle pagine più drammatiche della storia del sindacalismo italiano: la testimonianza di una stagione in cui la difesa dei diritti dei lavoratori e dei contadini si scontrava apertamente con il potere mafioso.





