Il 29 aprile 1998 il Governo vara un decreto legislativo che cerca di bilanciare universalità del diritto alla salute e sostenibilità economica del sistema sanitario, ridefinendo quando il cittadino paga il ticket e quando invece ha diritto all’esenzione. E’ la trasformazione di una delle riforme sociali più importanti dell’Italia repubblicana. La nascita del sistema sanitario nazionale è datata 23 dicembre 1978. Prima di allora l'assistenza sanitaria era organizzata soprattutto attraverso il sistema delle mutue, cioè enti assicurativi legati alla condizione lavorativa delle persone.
Questo modello produceva forti disuguaglianze: chi aveva un lavoro stabile godeva di maggiori tutele, mentre disoccupati, lavoratori precari e fasce povere della popolazione avevano un accesso più limitato alle cure. La riforma fu il risultato di un lungo percorso politico e sociale, sostenuto dai movimenti sindacali, dalle forze della sinistra, da settori del cattolicesimo sociale e da esperienze innovative maturate nei territori. Essa si colloca nel clima delle grandi riforme degli anni Settanta, insieme allo Statuto dei lavoratori, alla riforma psichiatrica e alle conquiste in materia di diritti civili.
L’approvazione viene dopo anni di lotte, che la Cgil ha condotto in prima persona. Negli anni Sessanta e Settanta, infatti la Confederazione sostenne con forza il superamento della sanità mutualistica e la costruzione di un sistema pubblico, nazionale e universalistico. La rivendicazione sindacale non riguardava soltanto l’assistenza medica, ma anche la prevenzione, la tutela della salute nei luoghi di lavoro, il controllo democratico dei servizi e il rapporto tra salute, ambiente e condizioni sociali.
Un passaggio decisivo fu la stagione delle lotte operaie e sociali degli anni Settanta. La Cgil collegò la riforma sanitaria alla battaglia per migliorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche, ridurre nocività e infortuni, rafforzare la medicina territoriale e garantire cure uguali per tutti. In questa visione, il nuovo sistema sanitario doveva essere non solo un apparato di cura, ma uno strumento di emancipazione sociale.
La trasformazione del sistema, avvenuta nel 1998, fu accolta criticamente dalla Cgil che adottò una linea di vigilanza critica: difendere l’universalismo del SSN, garantire esenzioni efficaci per reddito e patologia, evitare che il ticket diventasse una barriera economica alle cure e mantenere forte il ruolo pubblico della sanità. Battaglie che la Cgil continua a combattere anche oggi, con la raccolta firme per un sistema sanitario universale, efficiente e dignitoso.





