Nel febbraio del 1996 si spegne Luciano Lama. Con lui scompare uno dei protagonisti della storia sindacale e repubblicana del Novecento, capace di guidare la Cgil in una delle stagioni più complesse del Paese, dalla crisi economica agli anni del terrorismo, dalle grandi conquiste dei lavoratori alle trasformazioni dell'industria.

Quando diventa segretario generale della Cgil, nel 1970, l'Italia è attraversata dall'onda lunga dell'Autunno caldo. I rinnovi contrattuali dei metalmeccanici, la nascita dei consigli di fabbrica e l'approvazione dello Statuto dei lavoratori hanno cambiato il volto delle relazioni industriali. Per Lama quella forza conquistata nelle fabbriche non può restare confinata ai luoghi di lavoro. Deve diventare uno strumento per migliorare l'intera società.

Nasce così quella che passerà alla storia come la strategia delle riforme. Il sindacato continua a difendere salari e diritti, ma amplia il proprio orizzonte intervenendo sui grandi temi collettivi: sanità, scuola, casa, trasporti, previdenza e qualità della vita. L'idea è che la contrattazione debba accompagnarsi a un progetto di trasformazione sociale capace di ridurre le disuguaglianze e rendere effettivi i principi della Costituzione.

Tra i risultati più importanti di quella stagione c'è l'istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978, una conquista che garantisce il diritto universale alla salute e rappresenta uno degli approdi più significativi della stagione riformatrice. Ma il decennio è segnato anche dalla crisi economica, dall'inflazione, dagli shock petroliferi e dalla crescente instabilità politica.

Contemporaneamente il Paese deve affrontare la strategia della tensione e il terrorismo. Dopo la strage di Piazza Fontana e, pochi anni dopo, quella di Piazza della Loggia, la convinzione è che il mondo del lavoro rappresenti il principale argine contro ogni deriva autoritaria.

Di fronte all'offensiva delle Brigate Rosse, la Cgil lavora per impedire qualsiasi saldatura tra terrorismo e movimento operaio. L'assassinio di Guido Rossa, delegato sindacale che aveva denunciato un brigatista nella fabbrica in cui lavorava, la risposta del sindacato è una mobilitazione civile e democratica senza esitazioni.

Lungo tutta la sua segreteria, Lama costruisce una Cgil fondata su tre principi: unità dei lavoratori, autonomia dai partiti e democrazia sindacale. Un'eredità raccolta dalla tradizione di Giuseppe Di Vittorio e sviluppata nella nuova realtà dell'Italia industriale, dove i consigli di fabbrica diventano uno dei principali strumenti di partecipazione dei lavoratori.

Quando lascia la guida della Confederazione, nel 1986, il Paese è già cambiato. Ma la sua idea di sindacato resta un punto di riferimento: un'organizzazione capace di rappresentare il lavoro, contrattare diritti e salari, contribuire alle grandi riforme del Paese e difendere, nei momenti più difficili, la democrazia repubblicana.