È l’estate del 1992 e l’Italia sembra camminare su un crinale. Il Paese è stretto tra una crisi economica sempre più pesante, la disoccupazione in crescita, l’inflazione che torna a fare paura e il nuovo vincolo europeo fissato dal Trattato di Maastricht. Per entrare nell’unione monetaria servono conti pubblici sotto controllo, stabilità dei prezzi, riforme capaci di rassicurare i mercati e l’Europa. Intanto il sistema politico è travolto da Tangentopoli, mentre le stragi di mafia colpiscono Falcone e Borsellino, segnando uno dei passaggi più drammatici della storia repubblicana.

In questo clima si riapre il confronto tra governo e parti sociali. Al centro c’è il nodo dei salari e della scala mobile, il meccanismo che adeguava automaticamente le retribuzioni al costo della vita. Il 31 luglio 1992 Cgil, Cisl e Uil firmano un accordo con il governo Amato che sancisce la fine della scala mobile e introduce misure urgenti per l’occupazione. È un passaggio che segna una svolta nella storia delle relazioni industriali italiane e che apre una stagione di forti tensioni. All’interno del sindacato il confronto è acceso, così come tra le diverse organizzazioni. Per Bruno Trentin, allora segretario generale della Cgil, è una decisione sofferta. Non condivide fino in fondo il contenuto dell’intesa e la scelta di scaricare su lavoro e salari i costi della crisi, ma valuta il contesto complessivo: il rischio di una crisi di governo, le possibili ripercussioni sui conti pubblici e sulla credibilità internazionale del Paese, la necessità di non rompere l’unità sindacale.

La firma arriva quindi come un atto di responsabilità in una fase eccezionale. Subito dopo, Trentin presenta le dimissioni, che verranno respinte dal direttivo confederale. Quel gesto restituisce il peso politico e umano di una scelta maturata sotto pressione, in un momento in cui ogni decisione sembra avere conseguenze immediate e profonde.

L’accordo del luglio 1992 apre a una fase di transizione, in cui l’obiettivo è trovare un equilibrio diverso tra salari, inflazione e sviluppo. È dentro questa cornice che matureranno, nei mesi successivi, le condizioni per ridefinire in modo più organico il sistema delle relazioni industriali, con un ruolo centrale della concertazione e della politica dei redditi.