Quando il 23 ottobre i delegati della Cgil sono arrivati a Rimini per il dodicesimo Congresso il mondo non era più quello che tutti loro conoscevano. La caduta del muro aveva provocato uno scossone destinato a cambiare per sempre la politica italiana. Il PCI non c’era più, al suo posto erano nati PdS e Rifondazione comunista. Anche per questo il Segretario generale Bruno Trentin ha lanciato la proposta del “sindacato dei diritti e della solidarietà”, dotato di un suo “programma fondamentale”.
Per Trentin è ora, anche per il sindacato, di mutare la propria fisionomia. L’idea centrale è che la Cgil debba partire non più dalla “classe” ma dalla “persona”: dalla realizzazione della libertà della persona nel lavoro. Un compito che può essere assolto solo attraverso la promozione dei diritti, sociali e civili, che diventano in tal modo l’asse portante dell’azione rivendicativa. La lotta per i diritti in un mondo del lavoro che le tecnologie informatiche sta modificando radicalmente, dovrà essere la strada per ricostruire nuovi legami di solidarietà tra i lavoratori.
Il sindacato di programma, il sindacato dei diritti, deve darsi dunque un suo autonomo progetto. Se così è non hanno più senso, all’interno della Cgil, le vecchie correnti di partito: il regime delle cosiddette “componenti” che ha regolato la vita interna della confederazione. Trentin, coerentemente, nell’ottobre del ’90 ha già deciso di sciogliere la componente comunista.
La stessa risoluzione viene presa dalla Terza componente e poi, nel ’91, da quella socialista. Le proposte del leader della Cgil però non sono condivise da tutti. La minoranza di “Essere Sindacato” guidata dal segretario confederale Fausto Bertinotti le contesta ritenendo che mettano in ombra il tema del conflitto sociale. È la prima volta che il Congresso vede due documenti contrapposti. Da quel momento in poi, soprattutto con la conferma del 1996 il Programma fondamentale sarà un faro che guiderà l’azione della Cgil.





