Addio: è questo lo storico titolo de l’Unità del 13 giugno 1984, il giorno dei funerali di Enrico Berlinguer. Un addio che vede più di un milione di militanti comunisti e della Cgil partecipare a quello che è stato uno dei momenti più iconici della storia politica italiana. Il suo malore al comizio in piazza della frutta, a Padova, la sua ostinata resistenza nel concludere quel discorso e la famosa frase: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda!” hanno dimostrato il suo attaccamento al partito e ai valori che esso rappresenta. L’integrità morale di Enrico Berlinguer e la sua saggezza politica hanno reso il segretario del partito comunista italiano un’icona, rispettato sia dagli alleati che dagli avversari politici.

La sua storia si intreccia a doppio filo con quella della Cgil, e soprattutto con la storia del segretario Luciano Lama. Le carriere di Berlinguer e Lama, quasi coetanei, hanno vissuto spesso in parallelo. Gli anni ‘70 li hanno visti protagonisti della svolta progressista rappresentata dalla stagione riformatrice, in cui PCI e CGIL hanno garantito il funzionamento delle istituzioni e anche il diffondersi di una nuova fase di diritti in Italia.

Il ricordo di Lama è quello di un compagno con cui, in alcune occasioni, ci sono state divergenze di vedute, ma sempre a partire da una profonda considerazione dei rispettivi ruoli: “Non considerava l'autonomia del sindacato come una specie di pretesa. La considerava come una condizione necessaria non solo per il sindacato ma anche per la politica, per la democrazia politica.

Berlinguer era convinto che anche la democrazia italiana si fonda certo sui partiti, sulle istituzioni, ma anche sugli aggregati sociali, a cominciare dal sindacato. Riteneva quindi che l'autonomia del sindacato fosse una qualità di cui il sindacato doveva essere fornito e che doveva essere riconosciuta; ma nel contempo, ripeto, così come credeva che il sindacato non dovesse occuparsi solo dei contratti, riteneva che il partito non dovesse occuparsi solo delle elezioni o del funzionamento del Parlamento.

In definitiva su casi concreti c’è stata dialettica, una diversità che lui non considerava scandalosa, anche se non desiderabile, io stesso non ho mai considerato desiderabili le diversificazioni dal partito. Al contrario credo sia desiderabile sostenersi a vicenda e in molti casi è stato proprio così. Ma quando si manifestavano le differenze Berlinguer le affrontava sostenendo con forza le proprie posizioni, le proprie idee”.

Il 13 giugno 1984 rappresenta un momento di passaggio tra due epoche, da quel giorno molto cambierà all’interno della sinistra italiana, sia politica che sindacale. Ma le immagini di quella folla, che ha voluto accompagnare il segretario più amato nel suo ultimo viaggio, rimarranno scolpite nella memoria di chi le ha vissute e delle generazioni a venire.