Gennaio 1983 è l’inizio di svolta nella storia delle relazioni industriali italiane. Il cosiddetto “Lodo Scotti” e il successivo decreto di San Valentino rappresentano due passaggi decisivi della lunga stagione di confronto tra governo, sindacati e imprese sul tema del costo del lavoro e della lotta all’inflazione. Per comprendere il significato di questi eventi occorre partire dal contesto economico dell’epoca.
All’inizio degli anni Ottanta l’Italia è ancora attraversata dalle conseguenze della crisi petrolifera del decennio precedente. L’inflazione rimane altissima, mentre il debito pubblico cresce rapidamente. In questo quadro, il tema centrale del confronto politico e sindacale diventa la scala mobile, il meccanismo che adegua automaticamente i salari all’aumento del costo della vita attraverso i cosiddetti “punti di contingenza”. In questo clima nel gennaio 1983 il ministro del Lavoro Vincenzo Scotti promosse un accordo tra governo, organizzazioni imprenditoriali e sindacati. L’intesa rappresenta un tentativo di mediazione: da un lato si riconosce il valore della concertazione tra le parti sociali; dall’altro si introducono misure di contenimento salariale per frenare l’inflazione.
La Cgil partecipa al confronto con molte cautele. Luciano Lama è consapevole della gravità della situazione economica, ma teme che intervenire sulla scala mobile significhi scaricare sui lavoratori il peso della crisi. Il Lodo Scotti non risolve tuttavia le tensioni. Nel corso del 1983 e nei primi mesi del 1984 il governo guidato da Bettino Craxi decide di accelerare. Il 14 febbraio 1984 viene approvato il cosiddetto “decreto di San Valentino”, che taglia quattro punti di contingenza della scala mobile. Si trattava di un intervento diretto e unilaterale sul salario, sostenuto da Confindustria e appoggiato da Cisl e Uil, ma contrastato duramente dalla Cgil e dal Partito Comunista Italiano. Quel decreto segna una rottura storica. Per la prima volta dopo molti anni, il fronte sindacale si divide apertamente su una questione centrale della politica salariale. La Cgil interpreta il provvedimento come un attacco all’autonomia contrattuale del sindacato e al principio della tutela automatica dei salari.
Dal punto di vista storico, il Lodo Scotti e il decreto di San Valentino rappresentano dunque il passaggio tra due epoche: dalla grande espansione dei diritti salariali e contrattuali degli anni Settanta si entra in una fase diversa, propriamente neoliberista, nel quale le ristrutturazioni produttive e la lotta all’inflazione vengono condotte assumendo il salario come la variabile principale su cui intervenire. Secondo una logica fortemente padronale, le retribuzioni divengono l’unica valvola di sfogo di un apparato produttivo in sofferenza. Per i lavoratori italiani, essi segnarono l’inizio di una stagione più complessa e difensiva, nella quale il sindacato dovette ridefinire profondamente strategie, obiettivi e forme della rappresentanza sociale.





