E’ l’autunno 1981 e la Cgil partecipa al primo congresso di Solidarność, il primo sindacato indipendente nel blocco comunista, che era stato fondato in Polonia. La CGIL in quegli anni coltivava legami diretti con i lavoratori polacchi, ad esempio nella fabbrica FSO di Varsavia, legata alla Fiat.
Questo tipo di "sindacalismo operaio" andava oltre la tradizionale diplomazia sindacale. Un momento chiave nel sindacalismo europeo, che nel 1973 aveva visto la nascita della Confederazione europea dei sindacati, diventata principale interlocutrice delle istituzioni europee in materia di rappresentanza dei lavoratori a livello comunitario.
La Cgil aderisce alla confederazione europea nel 1974, che sancisce il definitivo allontanamento della Federazione sindacale mondiale, espressione del blocco sovietico. Un allontanamento che è iniziato vent’anni prima. Infatti, già Giuseppe Di Vittorio – nettamente più critico verso i vertici sovietici di quanto non fosse il segretario del PCI Palmiro Togliatti – nel 1956 condanna l’intervento sovietico in Ungheria, sottolineando che la strada dell’autonomia e dell’unità sindacale a tutti i livelli dovesse trovare una piena espressione. Un'indicazione che riemerse al congresso di Mosca e poi durante i fatti di Praga.
Il 21 agosto 1968 scatta l’invasione e nello stesso giorno, dopo una rapida consultazione, la CGIL si dichiara “nettamente contraria all’intervento delle forze armate del Patto di Varsavia nella Repubblica socialista cecoslovacca”, sottolineando come fosse necessario “seguire fedelmente la linea di solidarietà internazionale, di difesa della pace e dell’indipendenza dei popoli”, auspicando che la situazione potesse “trovare una soluzione nel pieno rispetto dell’autonomia del popolo cecoslovacco”. Due episodi che mostrano come il più grande sindacato italiano avesse con gli anni maturato una critica radicale dell’approccio autoritario caratterizzante le diverse istituzioni politiche e sociali del blocco sovietico: una critica le cui principali ricadute politiche saranno dapprima l’ingresso nella CES e successivamente il supporto a Solidarność nell’ambito di quella dinamica conflittuale che avrebbe provocato la proclamazione della legge marziale in Polonia e l’arresto dei suoi gruppi dirigenti. Ma anche dopo la reazione del regime polacco la Cgil, unitamente a Cisl e Uil, reagì con fermezza, organizzando manifestazioni di protesta e inviando aiuti umanitari ai lavoratori polacchi.
L'esperienza di Solidarność ha rappresentato per il sindacalismo europeo, inclusa la CGIL, un banco di prova fondamentale per il riconoscimento del pluralismo sindacale nei paesi dell'Est Europa.





