Alle 6 e 35 del mattino del 24 gennaio 1979, Genova è ancora immersa nel buio quando Guido Rossa scende di casa per andare al lavoro. Davanti al civico di via Ischia c’è la sua Fiat 850. Poco più in là, parcheggiato dietro l’auto, un furgone aspetta immobile. Dentro ci sono i brigatisti che hanno deciso di colpire un operaio. Non un magistrato, non un dirigente politico, non un industriale: un delegato sindacale della Fiom-Cgil dell’Italsider di Cornigliano.
Rossa aveva 44 anni, era nato a Cesiomaggiore, nel Bellunese. A quattordici anni era già in fabbrica, prima tra i cuscinetti a sfera, poi alla Fiat di Torino come fresatore. Nel 1961 si trasferisce a Genova per entrare all’Italsider e, poco dopo, nel consiglio di fabbrica della Fiom. Comunista, sindacalista, ma anche alpinista esperto, capace di inseguire le montagne con la stessa determinazione con cui difendeva il lavoro e la democrazia.
L’Italia di quegli anni era attraversata dalla violenza politica. Nel 1978 Aldo Moro era stato rapito e assassinato dalle Brigate Rosse. Quando all’Italsider compaiono dei fogli di propaganda vicino alle macchinette del caffè, Guido Rossa inizia a osservare un collega, Francesco Berardi, addetto alle consegne interne. Il 25 ottobre 1978, dopo l’ennesimo ritrovamento di documenti brigatisti, Rossa segnala i sospetti alla vigilanza aziendale. Nell’armadietto di Berardi vengono trovati volantini, appunti e documenti delle BR.
Rossa decide di denunciare il brigatista infiltrato in fabbrica e di testimoniare al processo. Una scelta rischiosa, in un clima in cui il terrorismo cerca ancora complicità e silenzi. Il sindacato gli organizza una scorta di operai volontari, ma Rossa decise di rinunciarvi.
All’alba del 24 gennaio il commando delle Brigate Rosse entra in azione. Doveva essere una “gambizzazione”, una punizione esemplare per dissuadere altre denunce. Ma uno dei brigatisti torna indietro e gli spara un colpo mortale al cuore.
L’omicidio provoca una frattura. Per la prima volta le BR hanno ucciso un sindacalista legato al movimento operaio. Ai funerali partecipano 250 mila persone. C’è il presidente Sandro Pertini, che parla ai lavoratori del porto ricordando che il terrorismo non aveva nulla a che vedere con la lotta antifascista. Da quel momento le Brigate Rosse perdono gran parte del sostegno del mondo del lavoro.
La storia di Guido Rossa resta quella di un operaio che decise di non voltarsi dall’altra parte. Non un eroe costruito dopo la morte, ma un lavoratore che considerava la democrazia parte stessa della dignità del lavoro.





