9 maggio 1978, alle 14.04 nelle redazioni media arriva la conferma: in via Caetani, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, viene ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Sono tra le immagini più conosciute della storia italiana, immagini che hanno traumatizzato un intero popolo. Il tutto è iniziato 55 giorni prima, il 16 marzo 1978, una data che doveva essere storica per la Repubblica italiana: il primo Governo varato con l’appoggio del PCI. Nel tragitto che porta da casa sua alla Camera dei Deputati, in via fani i brigatisti eseguono l’agguato all’altezza di via Fani. Sterminano i 5 uomini della scorta e rapiscono l’onorevole Moro. Nonostante la terribile notizia le istituzioni non si piegano, e il governo voluto fortemente dal presidente della DC viene varato. Grandi manifestazioni hanno luogo a Bologna, Milano, Napoli, Firenze, Perugia e Roma, dove 200.000 persone si raccolgono in piazza San Giovanni. Nella piazza romana il segretario generale della Cgil, Luciano Lama, pronuncia parole ferme e preoccupate: “Sul mondo del lavoro unito incombe un compito importante nella difesa dei valori essenziali della libertà, della democrazia, della civiltà nostra. Dobbiamo sentire che l’intesa, l’unità fra di noi è una delle garanzie vere, delle possibilità della democrazia, della libertà di trovare nel nostro popolo la sua difesa essenziale. Dimostriamo in questo momento difficile, in questo momento tragico della vita del Paese, di essere all’altezza di questo grave compito”. I 55 giorni passano tra appelli, richieste delle Br, lettere inviate da Moro a familiari e mobilitazioni straordinarie. La linea del Governo è chiara: con i terroristi non si tratta. Le posizioni all’interno del movimento sindacale differiscono, le speranze di riportare a casa vivo Aldo Moro si affievoliscono. L’Italia è bloccata in una ricerca senza sosta che non porta a nessun frutto. Tutto fino a quando alle 13.20 del 9 maggio il professor Francesco Tritto, uno degli assistenti di Moro, ricevette la fatidica chiamata in cui veniva comunicata la posizione esatta dove rinvenire il corpo del presidente della democrazia cristiana. Lo shock è enorme, immediatamente i sindacati indicono lo sciopero e convocano una manifestazione a Roma per il 10 maggio. Anche in questa occasione, dopo aver ricordato la figura dello statista, Luciano Lama pronuncia parole nette: “Noi sappiamo che le Brigate Rosse colpiranno ancora e potranno colpire uomini politici, sindacalisti, cosa che hanno già cominciato a fare, e dirigenti di impresa e poliziotti. La lotta contro il terrorismo non finisce oggi, anche se il miglioramento dell’efficienza dell’apparato dello Stato dovrà rendere più spedita l’azione contro le forze eversive. Ma se il Paese serrerà le sue file, se il destino d’Italia sarà preso nelle proprie mani da ogni lavoratore, l’esito finale di questa dura prova è sicuro: le Brigate Rosse potranno ancora distruggere e uccidere, la loro barbarie inumana potrà farci ancora soffrire, ma essi non prevarranno”.