Giovedì 17 febbraio 1977, a La Sapienza di Roma, davanti alla Minerva è tutto pronto per il discorso del segretario generale della Cgil, Luciano Lama. Il clima è teso, il movimento degli studenti, in particolare Indiani metropolitani e militanti di Autonomia Operaia, contestano da tempo ormai le istituzioni della sinistra italiana: PCI e CGIL. L’assalto degli studenti di estrema destra nelle facoltà di Statistica, Giurisprudenza, Scienze Politiche e Lettere del 26 gennaio e gli scontri di piazza Indipendenza del 2 febbraio hanno reso gli animi ancora più accesi. In questo clima il Partito comunista e la CGIL decidono che il segretario generale della confederazione deve parlare dentro l’università. È necessario ripristinare le libertà sindacali e politiche all'interno dell'ateneo senza il ricorso alle forze di polizia, e allo stesso tempo vanno allontanati i simpatizzanti di Autonomia Operaia dall'ateneo, isolandoli dagli altri studenti. Da tempo ormai l’organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra si contrapponeva alla strategia riformatrice di PCI e CGIL, strategia che vedeva nella costruzione paziente di una democrazia radicale e di massa lo strumento operativo di un gradualismo rivoluzionario e trasformativo. Alle 10 in punto inizia il suo comizio del 17 febbraio Lama inizia il suo discorso, per garantire il suo ingresso nell'università vengono mobilitati un centinaio di operai delle fabbriche della via Tiburtina. Il servizio d’ordine è imponente, ma ciò non impedisce che gli animi si accendano, infiammati da gruppi delle sigle extraparlamentari. Lama fa in tempo ad accennare il discorso, 20 minuti totali. L'improvvisato palco è assediato e Luciano Lama è costretto ad abbandonare l’ateneo, mentre gli scontri tra le due fazioni sono sempre più cruenti e la sassaiola sempre più fitta. Anni dopo, Alberto Asor Rosa farà un lucido resoconto di quella giornata: “Per me fu un trauma. Assistetti a una scena inimmaginabile: il più grande leader sindacale e una rappresentanza della classe operaia presi a sassate da studenti ed emarginati. Da una parte c'erano i ‘garantiti’, operai, consigli di fabbrica, insegnanti, lavoratori del terziario, insomma la prima società. Dall’altra gli studenti, il precariato intellettuale, l’area degli emarginati, la seconda società dei ‘non garantiti’ che il Pci non era stato in grado di intercettare e rappresentare”. Luciano Lama tornerà alla Sapienza solo 3 anni dopo, alla commemorazione del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate Rosse presso la facoltà di scienze politiche. Il 17 febbraio 1977 viene ricordato come il giorno della cacciata di Lama dalla Sapienza, ma fu qualcosa di più profondo: la rabbia di un pezzo di mondo giovanile che non vedeva davanti a sé un futuro roseo, e che non comprendeva quanto il sindacato fosse in realtà uno dei suoi più preziosi alleati, e non invece il nemico descritto dai capi dell’Autonomia.