Bari, l’estate del 1973 è iniziata da poco. Il 2 luglio alla fiera del Levante si aprono le porte dell’ottavo congresso della Cgil. Esso si colloca in uno snodo cruciale della storia economica e sociale italiana. Alle spalle vi è la stagione dell'autunno caldo, che aveva visto una straordinaria mobilitazione operaia e importanti conquiste sul piano dei diritti e dei salari; all’orizzonte, invece, si profilano le prime avvisaglie della crisi internazionale, destinata a esplodere pochi mesi dopo con lo shock petrolifero. In questo contesto complesso, il sindacato è chiamato a ridefinire il proprio ruolo: non più soltanto soggetto rivendicativo, ma protagonista di una più ampia proposta di trasformazione della società.

Luciano Lama, allora segretario generale della CGIL, si fa interprete di questa esigenza proponendo al Congresso una linea che verrà definita, non a caso, “proposta globale”. Si tratta di un passaggio culturale e politico di grande rilievo: Lama sostiene che il sindacato non può limitarsi a contrattare condizioni di lavoro migliori all’interno dell’esistente, ma deve contribuire a orientare le scelte di politica economica del Paese, in un’ottica di riforma strutturale.

La proposta globale si fonda su alcuni pilastri fondamentali. In primo luogo, l’idea di un diverso modello di sviluppo, capace di superare gli squilibri territoriali e sociali che caratterizzano l’Italia. Lama insiste sulla necessità di un intervento pubblico più incisivo, volto a promuovere investimenti produttivi, soprattutto nel Mezzogiorno, e a sostenere l’occupazione.

Un secondo elemento centrale riguarda il rapporto tra salari e produttività. Lama propone una politica dei redditi che tenga insieme la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori con l’esigenza di contenere le spinte inflazionistiche. È una posizione che segna una discontinuità rispetto alla fase precedente, più marcatamente conflittuale, e apre la strada a una stagione di maggiore responsabilità sindacale nella gestione degli equilibri macroeconomici.

Accanto a ciò, la proposta globale pone con forza il tema dei diritti sociali e civili: scuola, sanità, casa, servizi. Il sindacato rivendica un ampliamento del welfare come condizione per una cittadinanza piena e per una democrazia sostanziale. Infine, Lama sottolinea il valore dell’unità sindacale, in un momento in cui CGIL, CISL e UIL cercano un terreno comune. L’unità è vista non come un fatto organizzativo, ma come uno strumento politico per rafforzare la capacità di incidere sulle scelte del Paese.