Il 29 marzo 1955 la Fiom Cgil perde per la prima volta contro Fim-Cisl. Siamo alle elezioni per le Commissioni interne nel triangolo industriale, la cui realtà più rappresentativa è certamente la Fiat di Torino: la sconfitta non riguarda solo la maggioranza assoluta, ma anche il primato all’interno della più importante fabbrica del Paese.
Pochi giorni dopo, il 10 aprile, il segretario generale Giuseppe Di Vittorio intervenne di fronte al direttivo della Cgil con un’analisi lucida e priva di retorica. Di Vittorio osservò come i risultati di Torino fossero una delle spie più evidenti del clima di dispotismo e ricatto padronale instaurato non solo alla Fiat ma in molte altre aziende. Secondo il leader sindacale, tali soprusi andavano resi pubblici per favorire la lotta per il rispetto dei diritti democratici e della dignità dei lavoratori.
Tuttavia, Di Vittorio evitò la trappola del vittimismo. Affermò con forza che sarebbe stato un grave errore denunciare l'azione illegale del padronato per poi sottovalutare la gravità del colpo inferto alla Fiom e alla CGIL. Sostenne che tentare di scagionare il sindacato dalle proprie responsabilità non sarebbe stato degno di una grande organizzazione che affondava le radici nella tradizione del movimento operaio. Ammise apertamente che vi erano state colpe e lacune interne e che il compito del sindacato era scoprire, insieme ai lavoratori, quali fossero stati gli errori nell’organizzazione del sindacato in fabbrica e nella conseguente linea rivendicativa. Pur riconoscendo che alla Fiat avevano temporaneamente vinto i padroni e la "paura della fame", Di Vittorio, con l’ausilio di figure come Vittorio Foa e Bruno Trentin, invita l’organizzazione ad un’analisi più attenta delle trasformazioni produttive, in modo da rendere la CGIL maggiormente capace di rispondere e contrastare le nuove e più sottili forme di controllo ed eterodirezione connesse al fordismo-taylorismo.
Come ricordato da Iginio Ariemma: Di Vittorio, Foa e Trentin furono gli artefici di una svolta che rimise al centro i problemi concreti dell'organizzazione del lavoro. Di Vittorio rispose nominando Foa e Novella alla guida della Fiom, segnando l'inizio di una nuova linea che si consolidò nei Congressi di Roma del 1956 e di Milano del 1960. In quest'ultima occasione, la CGIL scelse definitivamente la politica della contrattazione articolata, ottenendo importanti vittorie. È la linea del “ritorno in fabbrica” di un Sindacato “scalfito da vari insuccessi ma mai vinto”.





