Di seguito riportiamo il documento conclusivo votato dall’Assemblea generale della Cgil, riunitasi oggi a Roma nella sede nazionale del sindacato.


DOCUMENTO CONCLUSIVO ASSEMBLEA GENERALE CGIL
28 ottobre 2026

L’Assemblea generale esprime grande soddisfazione per la straordinaria riuscita della manifestazione del 17 ottobre, organizzata insieme alla via Maestra, che ha visto una grande partecipazione popolare e un forte protagonismo giovanile, e che ha saputo interpretare le preoccupazioni delle persone che rappresentiamo per le difficoltà che devono affrontare quotidianamente e per la grave situazione in cui versa il Paese. Una situazione figlia innanzitutto della guerra permanente in cui siamo immersi, con i conflitti armati che si moltiplicano anziché risolversi, continuando a infliggere sofferenze indicibili alle popolazioni direttamente coinvolte e, contemporaneamente, producendo ricadute pesantissime anche alle nostre latitudini: dall’inflazione, che è alla base del generale impoverimento di milioni di lavoratori e pensionati, all’accelerazione del processo di de industrializzazione che sta investendo l’Europa intera e, in modo particolare, l’Italia.

Alle crisi geopolitiche si somma la linea fallimentare di politica economica portata avanti dal Governo, che ha acuito i problemi sotto tutti i punti di vista: dal Pil alla produzione industriale, dalla pressione fiscale al potere di acquisto di salari e pensioni, dal carrello della spesa agli affitti, dalle bollette ai costi energetici, non c’è un solo indicatore che non sia drasticamente peggiorato in questi anni.

Lo stesso aumento dell’occupazione è caratterizzato da bassi salari e dall’essere concentrato soprattutto sugli over 50, per effetto della sostanziale cancellazione delle forme di flessibilità in uscita e del costante incremento dell’età pensionabile (nel 2029 si andrà in pensione a 67 anni e 6 mesi o con 43 anni e 4 mesi di contributi).

Ma il dato più preoccupante di ogni altro riguarda proprio le nuove generazioni: ogni anno 100.000 ragazze e ragazzi lasciano l’Italia per cercare un lavoro sicuro e dignitoso fuori dai nostri confini nazionali.

Una condizione, quella giovanile, resa sempre più difficile dai tagli all’istruzione, dall’esplosione dei prezzi, dal caro-affitti, dal diritto allo studio negato, da una precarietà che da lavorativa sempre più spesso diventa esistenziale, come denunciano le manifestazioni partecipatissime e pacifiche che stanno riempendo in questi giorni le principali città italiane ed europee.
Mobilitazioni spontanee che vengono però oscurate da una comunicazione che mette in rilievo solo una sparuta minoranza di violenti.

La Cgil ritiene il conflitto e il diritto di manifestare strumenti democratici fondamentali della nostra Repubblica e, di conseguenza, considera inaccettabile ogni forma di azione violenta, che danneggia le ragioni per cui le ragazze e i ragazzi si stanno battendo e, nei fatti, rischia di ridurre il consenso e la partecipazione alle mobilitazioni che - dal Nord al Sud, dal mondo del lavoro agli studenti - stanno attraversando tutto il Paese.

La risposta non può essere securitaria - come sta avvenendo con l’ennesimo decreto-legge che consideriamo inutile, propagandistico e pericoloso - ma deve affrontare le cause economiche e sociali che hanno determinato le ingiustizie e le diseguaglianze che lavoratori, pensionati, giovani generazioni stanno denunciando, totalmente inascoltati dal Governo.

Dall’emergenza energetica alle crisi aziendali e industriali sempre più numerose - a cominciare dalla siderurgia, dall’automotive, dalla chimica, dal settore del bianco - si conferma l’assenza di qualunque intervento pubblico, di adeguate condizionalità sociali (a partire dalla qualità del lavoro) e di una vera politica industriale. Solo la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori può determinare una svolta, come dimostra l’accordo raggiunto ieri a Palazzo Chigi sull’ex Ilva.

Anche il SSN continua a vivere una crisi senza precedenti per un sottofinanziamento cronico e per la mancanza di personale, che spinge a un’intollerabile riduzione dell’assistenza, mentre un decimo della popolazione ha rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno, a causa delle liste di attesa insostenibili o per l’impossibilità economica di ricorrere al privato.

Per quanto riguarda le difficoltà in cui versa il Mezzogiorno, confermate anche dalle mobilitazioni di queste settimane, si mettono in campo solo provvedimenti tampone e di scarsissimo impatto, e manca del tutto una strategia in grado di sostituire il PNRR ormai scaduto.

E mentre accade tutto questo, si va verso una manovra di bilancio fondata – ancora una volta – sul binomio “riarmo e austerità per tutto il resto”, a cominciare da Sanità, Previdenza, Istruzione, Non autosufficienza, Enti locali, diritto alla Casa e l’intero sistema pubblico dei servizi.

Lo si desume sia dalla scelta, sconsiderata, di attivare la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità per aumentare le spese in armi di ben 14 miliardi nel prossimo biennio, un incremento che non ha precedenti in tempo di pace; sia dai contenuti del DPFP 2026 e del DPB 2027: lo stesso MEF certifica l’irrilevanza del contributo della prossima manovra alla crescita dell’economia reale del Paese (+0,2 nel 2027, +0,1 nel 2028, 0,0 nel 2029).

Il declino del Paese rischia di diventare irrimediabile. Per questo abbiamo avviato una fase di mobilitazione che, nelle prossime settimane, dovrà attraversare tutte le dimensioni della nostra iniziativa politico-sindacale.
Porteremo a termine la raccolta di firme e depositeremo in Parlamento le nostre proposte di legge di iniziativa popolare sulla Sanità pubblica e sul sistema degli appalti.

Sosterremo la piattaforma sulla Casa e l’Abitare, declinandola anche a livello territoriale.

Svolgeremo la nostra Assemblea di programma il prossimo 5 e 6 novembre che rappresenta un’ulteriore occasione di approfondimento sui temi della democrazia, del lavoro e delle grandi trasformazioni che stiamo attraversando.

Presenteremo una proposta per una riforma complessiva del sistema fiscale fondata sulla progressività (compreso il fisco locale), sull’equità orizzontale (a parità di reddito, parità di tassazione) e sulla capacità contributiva per rendere il fisco meno pesante per chi vive di lavoro e pensione, più incisivo su rendite, capitale, grandi ricchezze, extraprofitti, evasione, e più capace di finanziare un nuovo modello di sviluppo fondato su lavoro di qualità, servizi pubblici universali, a partire dal diritto alla salute, e coesione sociale.

Proseguiremo la trattativa con le controparti datoriali, sulla base dell’importante piattaforma unitaria con Cisl e Uil, che ha lo scopo di rilanciare la funzione del Ccnl per la difesa del potere d’acquisto e l’aumento dei salari; di estendere la contrattazione di secondo livello; di certificare la rappresentanza per contrastare il dumping contrattuale; di generalizzare le elezioni delle RSU; di rafforzare le tutele in materia di salute e sicurezza e il diritto alla formazione; di ottenere il diritto alla contrattazione preventiva e partecipata dei processi di innovazione tecnologica.

Organizzeremo per il prossimo 28 novembre una manifestazione nazionale nel Mezzogiorno, per denunciare la mancanza di una strategia compiuta che affronti l’emergenza sociale, la desertificazione industriale e lo spopolamento che avanzano sempre più velocemente; per rimettere al centro dell’agenda politica il Sud come grande questione nazionale ed europea; per contrastare le intese sull’Autonomia differenziata che – se approvate – aggraveranno ulteriormente i divari territoriali, a cominciare dalla piena esigibilità del diritto alla Salute che non può dipendere da dove si è nati, si vive e si lavora.

Soprattutto - come annunciato dal palco di piazza del Popolo - organizzeremo lo sciopero generale proclamato per il giorno 20 novembre, in concomitanza con la giornata di sciopero degli studenti di tutta Europa.

La nostra Organizzazione vuole unirsi a quella lotta, mettendosi a disposizione delle nuove generazioni che si confermano, ancora una volta, le più consapevoli della svolta nelle politiche economiche e sociali di cui hanno bisogno l’Italia e l’Europa.

Gli obiettivi e le richieste dello sciopero generale sono:
• rilanciare l’impegno per una “Pace disarmata e disarmante” e contribuire - a livello nazionale e continentale - alla fine dei conflitti bellici con tutti gli strumenti politici e diplomatici;
• sostenere le rivendicazioni delle nuove generazioni contro il caro-vita e per il diritto all’istruzione, allo studio, alla casa, a un lavoro stabile e dignitoso;
• indirizzare i 14,4 miliardi, che il Governo vuole spendere per alimentare una pericolosa corsa al riarmo, al finanziamento della conoscenza e del welfare pubblico e universalistico, a partire da sanità, istruzione, enti locali, politiche abitative, trasporto pubblico, infrastrutture;
• destinare i 14,4 miliardi previsti per le politiche energetiche allo sviluppo delle rinnovabili, ai sistemi di accumulo, al potenziamento delle reti, all’efficientamento energetico e agli investimenti per politiche industriali orientate alla giusta transizione, alla difesa dell’occupazione, alla decarbonizzazione e al rilancio del nostro sistema produttivo (a partire dai settori in crisi);
• tassare gli extraprofitti per abbattere le bollette e i prezzi energetici e per finanziare misure di protezione sociale e di sostegno al reddito; e rafforzare il ruolo di indirizzo delle istituzioni – a partire dall’Esecutivo – nei confronti delle società energetiche partecipate;
• contrastare la precarietà e il lavoro povero, nero, grigio e sommerso;
• difendere i redditi fissi dalla nuova fiammata inflativa in corso, riducendo la pressione fiscale e garantendo il pieno recupero e l’incremento del potere d’acquisto: dei salari, attraverso i rinnovi tempestivi dei CCNL in linea con i contenuti della piattaforma unitaria e stanziando maggiori risorse per i contratti pubblici; e delle pensioni, attraverso una piena perequazione degli assegni e l’estensione/rafforzamento della quattordicesima;
• neutralizzare il drenaggio fiscale, che in questi anni ha già sottratto 30 miliardi a salari e pensioni, attraverso l’indicizzazione automatica di tutta la struttura IRPEF all’inflazione;
• bloccare l’aumento dell’età pensionabile e l’applicazione dei nuovi coefficienti di trasformazione;
• rilanciare politiche di sviluppo e un piano del lavoro capaci di dare risposta all’emergenza sociale, produttiva e infrastrutturale - in particolare in alcune aree del Paese, a partire dal Mezzogiorno - anche utilizzando i 13,5 miliardi destinati al Ponte sullo Stretto;
• contrastare - insieme alla CES - la linea di austerità, di deregulation (“ventottesimo regime”) e di tagli alle politiche di coesione portata avanti dalla Commissione UE, e rivendicare una strategia europea di investimenti sul modello Next generation EU (eurobond) per politiche industriali, tecnologiche ed energetiche comuni.

La mobilitazione verso lo sciopero generale del 20 novembre deve assumere con forza anche la condizione delle donne nel lavoro, rivendicando occupazione stabile e di qualità, parità salariale e previdenziale, contrasto alla precarietà e servizi pubblici che liberino il lavoro di cura. E in vista del 25 novembre, la CGIL rilancia il proprio impegno contro ogni forma di violenza maschile sulle donne, nei luoghi di lavoro e nella società, a partire dalla prevenzione, dall’autonomia economica e dalla libertà delle donne. Perché parità nel lavoro, autonomia e libertà dalla violenza sono la stessa battaglia.

Ci battiamo per la piena attuazione della Costituzione antifascista, e continueremo a difenderla da un Governo che, nonostante la sconfitta al referendum costituzionale, continua a perseguire un disegno di concentrazione e di verticalizzazione del potere attraverso: una legge elettorale, approvata a colpi di maggioranza, che mira a sancire un premierato di fatto a Costituzione invariata; i continui attacchi agli organi di garanzia: dalla magistratura allo stesso Presidente della Repubblica; i provvedimenti securitari che puntano a costruire una giustizia forte con i deboli e debole con i forti, criminalizzando il dissenso e l’esercizio democratico del conflitto sociale, e limitando la partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita politica e sociale.

Sulla base dell’insieme di queste proposte, la Cgil si confronterà con tutti i soggetti sociali, politici, istituzionali, dell’associazionismo e della società civile che condividono le nostre preoccupazioni e che sentono la necessità di fare fronte comune.

L’Assemblea generale impegna tutta l’Organizzazione al massimo sforzo politico e organizzativo, a partire da una campagna straordinaria di iniziative e di assemblee, dentro e fuori i luoghi di lavoro, per sostenere e allargare il più possibile il percorso di mobilitazione verso lo sciopero generale che sarà articolato con manifestazioni in tutti i territori del Paese.

Il futuro è adesso!

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