Lo sciopero generale del 20 novembre non sarà soltanto una risposta alla legge di bilancio, ma l’occasione per saldare le rivendicazioni del lavoro con quelle delle nuove generazioni. È il messaggio lanciato dal segretario generale della CGIL Maurizio Landini, intervenendo oggi a Roma alle conclusioni del convegno nazionale promosso dalla Flai Cgil nel decennale della Legge 199 contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro.

Nel suo intervento Landini ha sottolineato come, negli ultimi anni, siano stati proprio i giovani a esprimere con maggiore forza la volontà di cambiare una condizione segnata da precarietà, sfruttamento e assenza di prospettive. «Tutte le volte che i giovani, uomini e donne, hanno avuto la possibilità di organizzarsi e di esprimere una loro iniziativa, hanno dato l’indicazione di essere i maggiori soggetti che vogliono cambiare la condizione che vivono», ha affermato. Studenti e studentesse che stanno animando mobilitazioni e occupazioni, ha osservato, «parlano di cose concrete»: dagli affitti sempre più alti alla difficoltà di accedere all’università, dal costo dei trasporti alle difficoltà economiche delle famiglie, fino alla contrarietà verso la guerra e all’aumento delle spese militari. Alla base delle proteste, secondo Landini, c’è una consapevolezza diffusa: «Non vedono davanti a sé un futuro, hanno un’incertezza e chiedono un cambiamento».

Rivendicando la scelta di proclamare lo sciopero generale prima della presentazione della manovra, Landini ha sostenuto che le ragioni della mobilitazione sono oggi ancora più evidenti. «Non ci siamo sbagliati», ha detto, osservando che la lettura dei contenuti della legge di bilancio ha rafforzato le motivazioni della protesta. Il 20 novembre, ha ricordato, coinciderà anche con una giornata di mobilitazione europea promossa dal mondo giovanile e studentesco. Una convergenza che per la CGIL rappresenta un passaggio strategico, perché consente di costruire un’alleanza tra generazioni attorno alla richiesta di «un altro modello di società e un altro modello di vita».

Il problema di fondo resta, per il leader sindacale, il progressivo peggioramento delle condizioni materiali di vita e di lavoro. «Quando sei povero lavorando e non sei messo nella condizione di utilizzare la tua intelligenza, vuol dire che il modello sociale ed economico che si è affermato va messo in discussione e va cambiato», ha affermato. Da qui l’esigenza di investire stabilmente nel rapporto con i giovani e di aprire maggiormente il sindacato alle nuove forme di partecipazione e protagonismo sociale, affinché questo percorso non sia «un investimento episodico» ma una scelta strutturale.

In quest’ottica, Landini ha definito il 20 novembre non come un punto di arrivo ma come l’inizio di una nuova fase dell’azione sindacale. «Lo sciopero del 20 novembre non è il semplice sciopero per cambiare la legge finanziaria», ha spiegato, perché rappresenta un’occasione per incontrare giovani e studenti nei territori e rafforzare una mobilitazione più ampia. L’obiettivo, ha concluso, è che quella giornata riesca a «unire tutti quelli che pensano che questa possibilità di cambiamento c’è» e diventi «una nuova fase di ripartenza dell’azione sindacale».