Introdurre un meccanismo generale che garantisca ogni anno il recupero del potere d’acquisto dei salari, anche in assenza del rinnovo contrattuale. È questa la proposta che il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha rilanciato questa mattina ad Agorà su Rai3, collegandola al confronto aperto tra sindacati e associazioni imprenditoriali sulla riforma degli assetti contrattuali.
Landini ha spiegato che l’obiettivo è evitare che i lavoratori perdano salario reale quando l’inflazione cresce più degli aumenti previsti dai contratti. «Stiamo discutendo con tutte le nostre controparti per introdurre un sistema in cui non sia più possibile che un'impresa non rinnovi il contratto, ma si introduca un meccanismo che annualmente preveda una rivalutazione del salario in base almeno all'inflazione», ha affermato.
Il leader della Cgil ha precisato che non si tratta di un ritorno alla scala mobile, bensì dell’estensione di strumenti già presenti in diversi contratti nazionali dell’industria. «Nei settori industriali dove i salari non sono così bassi hanno fatto degli accordi, dal legno ai chimici ai metalmeccanici, dove hanno contrattualmente stabilito che si definisce un aumento, ma se poi succede che l'inflazione reale quell'anno è stata più alta del mio aumento, ho un meccanismo nel contratto che mi fa recuperare», ha spiegato. «Perché il mio salario sotto l'inflazione non ci deve mai essere».
La richiesta è ora al centro del confronto tra Cgil, Cisl e Uil e le principali associazioni datoriali. «Noi stiamo chiedendo a tutte le associazioni imprenditoriali, da Confindustria a Confcommercio. La trattativa è già in corso e avremo un incontro lunedì», ha aggiunto Landini, indicando nel recupero automatico dell’inflazione uno dei nodi centrali della discussione.
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