Roma, 10 gennaio – “È un segnale preoccupante la totale assenza di offerte per il bando del cosiddetto Piano isole minori, il progetto che prevede la realizzazione di un'infrastruttura per la banda ultralarga e l'incremento della copertura delle reti mobili (anche 5G) in diciannove isole di Lazio, Puglia, Sicilia, Toscana e Sardegna. Un'occasione persa per dotare di vere e proprie ‘autostrade sottomarine’ quelle aree del Paese che in termini di infrastrutture e dunque di digital divide, sono tra le più svantaggiate”. È quanto dichiarano il coordinatore dell'Area Politiche industriali e Reti della Cgil nazionale Walter Schiavella e la responsabile Politiche e Sistemi Integrati di Telecomunicazione Barbara Apuzzo. 

“I 60,5 milioni per dotare di backhaul ottico gli arcipelaghi italiani entro il 2023 non sono stati dunque assegnati”, proseguono i dirigenti sindacali, secondo cui “siamo di fronte ad un segnale grave di ciò che rischia di accadere con i prossimi maxi bandi da quasi 6,7 miliardi totali che riguardano le gare per la banda ultralarga fissa (3,8 miliardi), per il 5G (2 miliardi), e per i piani "Scuola connessa" (261 milioni) e "Sanità connessa" (501,5 milioni)”. 

Schiavella e Apuzzo spiegano che “a detta degli operatori a pesare sono state, e in prospettiva rischiano di essere, fideiussioni e penali, il che spingerebbe il Ministro Colao a interfacciarsi con alcuni dei potenziali candidati per dare il via a una procedura negoziata, ipotesi prevista dal codice degli appalti in alternativa alla riproposizione di un bando riveduto e corretto”. 

“Il tutto accade – sottolineano – mentre non è ancora chiaro quale sarà il destino di Tim, l’incumbent nazionale, e dunque della rete. Noi continuiamo a pensare che sia l’intero impianto ad essere sbagliato. La direzione giusta non è quella di frammentare, ma di riunificare gli appalti per avere maggiori certezze, trasparenza, solidità”. 


“Il sistema di telecomunicazioni nel nostro Paese non può servire solo a promuovere spesa, così come non si può pensare che debba solo favorire la concorrenza. L’obiettivo da realizzare – concludono Schiavella e Apuzzo – è quello di modernizzare il Paese, renderlo più efficiente, migliorare la vita di tutti. Non ci sembra che le premesse vadano in questa direzione”.