Di seguito riportiamo un commento Cgil della Relazione Annuale al Parlamento sull’attività svolta e sui programmi di lavoro dell’AGCOM.


In una fase di grande trasformazione tecnologia, come quella attuale,

particolarmente significativo appare il richiamo al messaggio contenuto all’interno dell’enciclica "Magnifica Humanitas", in relazione alla necessità di mantenere una visione etica e antropocentrica della stessa, sostenuta da adeguate e coerenti scelte politiche: "Assume un valore essenziale il messaggio che Papa Leone XIV ha affidato all'enciclica "Magnifica Humanitas", la tecnologia "non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa".

Se la tecnologia riflette il volto di chi la progetta, la governa e la utilizza, spetta alle istituzioni fare in modo che quel volto resti riconoscibile, umano, responsabile".

Questa urgenza, si conferma particolarmente fondamentale anche alla luce della sempre più pervasiva affermazione dell'intelligenza artificiale generativa. Da qui la necessità, sottolineata, di salvaguardare il pluralismo informativo in rete, “come premessa indispensabile per la tenuta della sfera pubblica e del confronto democratico”.

La Relazione ci dice che:

- Soltanto il 46,5% della popolazione adulta si informa con la televisione, laddove appena sei anni fa, nel 2019, questa percentuale era del 67,4%.

- Un italiano su due (il 52,4%), invece, utilizza la Rete per informarsi, con motori di ricerca, social media e siti web/app di quotidiani e periodici che sono diventate le principali porte di accesso all’informazione.

Ciò nonostante, televisione, radio e carta stampata rimangono fonti informative ritenute più affidabili rispetto a social network e piattaforme; questo impone una riflessione sulla necessità di tutelare e salvaguardare l’informazione professionale, anche in applicazione dei principi del regolamento europeo per la libertà dei media, a tutela del pluralismo.

Ma l’utilizzo di nuove forme di tecnologia ha impatti anche sul mercato e l’analisi della composizione dei ricavi nel settore dei media conferma i cambiamenti in corso: i primi tre operatori detengono ancora il 67% del mercato dei media con Rai al 26,6%, Comcast/Sky al 22% e Fininvest/Mediaset al 18,5%, ma devono fronteggiare la crescita delle piattaforme globali come Netflix, Dazn, Amazon e Disney+, che ormai pesano per il 23,3% delle risorse totali grazie ai loro contenuti premium.

Inoltre, “I ricavi pubblicitari delle piattaforme sono aumentati in 7 anni di circa il 250%, passando da quasi 2 miliardi nel 2016 a circa 7 miliardi di euro nel 2023”.

Ma la nota più dolente dal sistema dei media arriva dall'editoria quotidiana: nel 2025 la diffusione delle copie cartacee è crollata a 1,2 milioni di unità giornaliere, quasi un decimo di quanto si vendeva all'inizio del secolo. Un calo del 9,3% rispetto all'anno precedente. I ricavi delle aziende editoriali sono in netta flessione (-7,9%), rendendo i fondi pubblici un sostegno vitale che ormai pesa per quasi il 10% del totale del comparto.

Completa l’analisi su questo specifico settore il richiamo alle diverse misure legislative fino ad oggi definite a livello europeo (il Regolamento sui Servizi digitali (meglio noto come DSA), quello sui mercati digitali (DMA), il Regolamento europeo sulla libertà dei media (EMFA), il Regolamento sulla trasparenza e il targeting della pubblicità politica (TTPA), quello sull’intelligenza artificiale (AI Act) e quello sull’accesso equo ai dati e sul loro utilizzo (Data Act).) che devono ora passare ad una fase di applicazione, consolidamento e razionalizzazione a livello nazionale.

Un riferimento particolare viene fatto all’EMFA, regolamento cardine per la libertà e il pluralismo dei media nell’Unione Europea, che era entrato in vigore l’8 agosto scorso e sulla cui applicazione, va però evidenziato, proprio per la sua importanza, siamo in gravissimo ritardo.

Il regolamento introduce un quadro normativo armonizzato per i servizi di media all’interno dell’Unione europea, ivi compresi i servizi di media digitali e di contenuti online, con finalità di salvaguardia della libertà e del pluralismo dei mezzi di informazione. Le norme, tra l’altro:

• stabiliscono il divieto di utilizzare software spia nei confronti dei giornalisti;

• dettano regole in materia di servizio pubblico radiotelevisivo;

• prevedono una disciplina ad hoc sulla moderazione dei contenuti di informazione dei media da parte delle piattaforme online;

• prescrivono un regime di trasparenza sulla proprietà dei media;

• promuovono l’armonizzazione delle procedure di controllo sulle concentrazioni;

• introducono un sistema trasparente di rilevazione dell’audience, esteso ai media digitali.

Altro grande tema è quello delle tlc. Dall’analisi effettuata emerge un settore a doppia velocità, in cui la fibra spinge la rete fissa (+20% dal 2021) e una contrazione, sia pure più contenuta rispetto agli anni precedenti (i ricavi scendono dello 0,6%, poco sotto gli 11 miliardi), di quelle derivanti dalla rete mobile.

A fine dicembre 2025 la copertura della rete in fibra Ftth ha raggiunto il 77,6% delle famiglie italiane, con un incremento di 6,9 punti percentuali rispetto al 2024.

Mentre se si guarda al territorio, la copertura è pari al 50,2% nelle aree nere, quelle con maggiori investimenti privati, al 14,2% nelle aree grigie e al 13,2% nelle aree bianche (quelle a fallimento di mercato, dove sono assenti investimenti di operatori privati).

Il valore complessivo del comparto delle comunicazioni elettroniche "è stimato, alla fine del 2025, in 29,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 28,2 miliardi del 2024, con un incremento pari al 4,5%, mentre il peso sul PIL sale lievemente all'1,31%".

Secondo il Rapporto i ricavi da rete fissa, pur continuando a risentire anch'essi di una forte pressione sui prezzi, iniziano a beneficiare degli effetti derivanti dalla commercializzazione di pacchetti integrati, che includono, accanto ai servizi "tradizionali" (voce e dati), anche servizi ICT ad alto valore aggiunto (Cloud Computing, intelligenza artificiale, loT e soluzioni di sicurezza informatica). Ciò dovrebbe incentivare e spingere gli operatori di comunicazioni elettroniche a trasformarsi in veri e propri hub di servizi digitali, superando il ruolo di semplici fornitori di connettività.

Infine, il Rapporto ricorda che all’inizio di quest’anno, Poste Italiane è divenuto il primo azionista di TIM con il 24,81% delle azioni ordinarie e il 17,81% del capitale complessivo di Telecom Italia. L’insieme di queste operazioni, a partire, ovviamente, da quella della separazione della rete, ha radicalmente mutato l’assetto del mercato, in particolare quello all’ingrosso, inducendo AGCOM ad avviare una nuova Analisi dei mercati di accesso alla rete fissa.

Un focus specifico è stato dunque dedicato all’attività svolta dall’Autorità in relazione all’avvenuto aggiornamento del quadro regolamentare relativo proprio all'accesso alla rete fissa, tenendo conto della separazione strutturale della rete Tim, operativa dal 1º luglio 2024, e del nuovo ruolo assunto da FiberCop (qualificata oggi come wholesale only, ovvero operatore attivo esclusivamente all'ingrosso).

In riferimento ai Servizi Postali, pur evidenziando il permanere di una crisi strutturale della corrispondenza (nel 2024 ci sono stati circa 3,1 miliardi di invii, con un calo complessivo rispetto al 2023 (-1,5%), determinato dalla riduzione degli invii di corrispondenza, che segnano un -6,2% sul 2023 e un -18% rispetto al 2020) e, di contro, di una forte espansione nel servizio legato alla consegna dei pacchi (1,17 miliardi di invii nel 2024, con un aumento del 7,3% rispetto al 2023 e un notevole +34,6% rispetto al 2020), l’AGCOM ha richiamato la necessità di preservare capillarità e continuità della rete degli uffici postali.

Confermando al riguardo il proprio parere favorevole sullo schema di contratto di programma 2026-2031 tra il Ministero delle Imprese e del made in Italy e Poste Italiane.

Sul fronte della tutela degli utenti, l’AGCOM informa che tra il 19 novembre e il 31 dicembre 2025 sono state bloccate oltre 90 milioni di chiamate dall'estero con numero mobile italiano e più di 30 milioni di chiamate con numero fisso italiano o comunque anomalo.

Infine, l’Autorità, ai sensi del d.l. n. 123/23, è stata designata Coordinatore dei Servizi Digitali (DSC) per l’Italia, ai sensi del Digital Services Act (DSA).

Ciò comporta un impegno strutturale in tutte le attività di coordinamento con la Commissione europea e con gli altri DSC, in primis attraverso la partecipazione al Comitato europeo per i servizi digitali (EBDS, dall’acronimo inglese di European Board for Digital Services) e ai suoi gruppi di lavoro tematici, con l’obiettivo di assicurare l’applicazione uniforme del DSA.

A questo proposito particolarmente importante diventa il ruolo dell’AGCOM in relazione a tematiche quali: l’equo compenso e la lotta alla pirateria online.

L’Autorità comunica infine di aver reso più stringente l’attività di vigilanza a tutela dei minori che navigano in rete, approvando, con delibera n. 96/25/CONS, in attuazione della legge n. 159/23 (“Decreto Caivano”), le specifiche tecniche dei sistemi di verifica dell’età (c.d. age verification) per l’accesso a siti e piattaforme recanti contenuti pornografici.

Nelle conclusioni la Relaziona sottolinea l’importanza di sostenere l’alfabetizzazione digitale a tutti i livelli.

Si tratta certamente di una fotografia non esaustiva dello stato dell’arte, ma certamente importante, anche per l’approccio mostrato sulla modalità con cui l’Autorità intende svolgere il suo ruolo all’interno di questa fase di delicatissima e profonda trasformazione.

Ognuno di questi singoli temi sarebbe tuttavia meritevole di approfondimenti specifici, proprio perché quello che viene fuori dall’analisi e dai numeri prodotti restituisce plasticamente l’immagine di una profonda trasformazione, che ha impatti enormi oltre che su migliaia di lavoratrici e lavoratori, sulla tenuta stessa del tessuto sociale e democratico del Paese (basti pensare al tema dell’informazione o a quello della connettività).

Su questo, la totale assenza di una politica industriale degna di questo nome rappresenta un gravissimo problema. Un problema su cui, il documento dell’AGCOM contribuisce ad accendere un riflettore.