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Il Piano Italia 5G, nato per “incentivare la realizzazione delle infrastrutture di rete per lo sviluppo e la diffusione di reti mobili 5G nelle aree a fallimento di mercato su tutto il territorio nazionale”, doveva essere completato entro la prima metà del 2026 su scala nazionale.
Si trattava, come è noto, “del primo Piano di investimenti pubblici, con una dotazione (iniziale) di 2,02 miliardi di euro, approvato a sostegno dello sviluppo del mercato mobile in Italia”.
Un Piano che possiamo definire già parzialmente fallito, dato che, a due settimane dalla scadenza fissata per il raggiungimento degli obiettivi, lascia fuori dalla banda larga 412 aree rurali. Proprio quelle aree in cui le aziende private arrancano perché i clienti sono pochi, i profitti troppo magri e l’intervento pubblico si rendeva necessario per colmare l’enorme divario con le aree più centrali.
Le ragioni di questo fallimento sono da ricondurre alle rimodulazioni legate ai contributi operate fino ad oggi (e dunque agli obiettivi, ridotti del 30%), e al conseguente caos registrato dagli operatori.
Nello specifico da Inwit, cui era stato affidato il compito di portare la connessione internet, veloce e senza fili, in 1.385 zone, tra paesini montani o di campagna.
Ma il target del bando di gara è stato modificato al ribasso: nel perimetro della banda larga sono state incluse solo 973 aree.
Tra queste, quelle già coperte dal segnale sono 964, il che, con una scadenza dei lavori fissata al 30 giugno, certifica il mancato raggiungimento degli obiettivi persino dentro il ridimensionamento attuato.
Parallelamente, viene sforbiciato il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) destinato al raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato da Inwit (Tim e Vodafone-Fastweb), che passa da 345 milioni a 242.860.418.
Mentre il governo parla di risultati raggiunti (500 km quadrati coperti dal segnale, ovvero l’obiettivo, rimodulato a maggio, concordato dal governo italiano con la Commissione europea), la realtà dei fatti è ben diversa.
Spiace constatare, ancora una volta, la marcata discrepanza tra gli annunci istituzionali e i risultati concreti. La riduzione del perimetro degli interventi continua ad essere la soluzione proposta ogni qual volta si registra una difficoltà nel raggiungere milestones e obiettivi.
Un’operazione di maquillage cui questo governo è evidentemente avvezzo.
A pagarne le conseguenze, ancora una volta, sono vaste aree del paese, con impatti sulla vita delle persone e del sistema industriale.






