Roma, 31 ottobre – Nel 2026, per il Fabbisogno Sanitario Nazionale sono previsti 142,9 miliardi di euro pari al 6,14% del PIL: ciò significa che il Governo Meloni, dal suo insediamento nel 2022 (quando il FSN era al 6,6% del PIL) ha già ridotto di quasi mezzo punto di PIL, equivalente a 10,6 miliardi in meno all’anno, il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Il Disegno di Legge di Bilancio 2027 porta il Fabbisogno Sanitario Nazionale a soli 146,3 miliardi di euro, prevedendo un insufficiente incremento di 2,36 miliardi per il 2027, di 2,35 miliardi per il 2028 e 2,40 miliardi per il 2029. Risorse che, non coprendo i costi inflattivi e l’incremento di alcune voci di spesa, si traducono automaticamente in tagli ai servizi.

In rapporto al PIL, il Fabbisogno Sanitario Nazionale scende ulteriormente rispetto al già bassissimo livello dell’anno in corso per attestarsi nel 2027 al 6,11%. Continua poi il crollo al 5,98% nel 2028 fino a sprofondare al 5,83% nel 2029: valori assolutamente insufficienti ad arginare il sottofinanziamento cronico del Servizio Sanitario Nazionale e garantire il diritto alla salute e a rispondere ai bisogni urgenti delle persone.

Questa è la dura verità dei numeri. Numeri che allontanano ulteriormente l’Italia dai Paesi europei più avanzati per finanziamento della sanità pubblica.

Si tratta di importi economici che non consentono né la doverosa valorizzazione del personale, né le assunzioni, a partire da quelle necessarie a garantire l’assistenza territoriale e l’operatività di Case della Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare, ecc., su cui sono stati investiti oltre 10 miliardi di euro del PNRR.

Oltretutto, le risorse non sono destinate al sostegno e al rafforzamento dell’attività ordinaria del servizio pubblico ma sono in gran parte vincolate, a partire dall’elevazione dei tetti del payback per la spesa farmaceutica, così come cresce il tetto alla spesa per il privato accreditato.

L’insufficiente finanziamento del Fabbisogno sanitario nazionale è destinato ad ampliare la forbice rispetto alla Spesa sanitaria a cui contribuiscono anche le Regioni. Forbice stimata in 10,5 miliardi di euro per il 2027 e che arriverà a 13,6 miliardi di euro nel 2028.

Con il Governo che riduce l’impegno sulla sanità pubblica e le Regioni costrette a tagliare altre voci di bilancio per sforbiciare il meno possibile servizi e prestazioni sanitarie, si va delineando una prospettiva destinata ad aggravare irreversibilmente la loro già precaria condizione economico-finanziaria con conseguente salasso a salari e pensioni.

Vergognoso il bonus di 0,82 centesimi di euro al giorno per le spese sanitarie delle persone anziane ultra 75enni.

A nulla sono servite finora le richieste delle Regioni ad incrementare il Fabbisogno Sanitario Nazionale di 18 miliardi di euro nel prossimo triennio, soprattutto per assumere e valorizzare il personale che oggi è allo stremo.

Tanto meno è stato ascoltato l’accorato appello del Presidente della Repubblica per il quale “la tutela del Servizio sanitario nazionale è priorità assoluta”.

Per queste ragioni, occorre proseguire nella mobilitazione a partire dallo sciopero generale promosso dalla CGIL per il 20 novembre prossimo e proseguire nella raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale” (www.salutediritto.it), promossa dalla CGIL assieme a un’ampia rete di associazioni, per creare le condizioni finanziarie, umane e strumentali per promuovere il progressivo rafforzamento e valorizzazione del SSN e del personale, adeguando l’offerta di assistenza ai bisogni della popolazione.

Una legge di bilancio irricevibile che va cambiata.