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Nell'ambito di Manifesta 2026, la Festa della CGIL Bologna, in programma dal 29 giugno al 3 luglio, si è svolto l'appuntamento dedicato alle questioni internazionali promosso dalla Rete Internazionale dei Sindacati Antifascisti. L'iniziativa pubblica, dal titolo "No Pasarán! Fermiamo le destre ovunque: nelle fabbriche, nelle piazze e nelle urne. Per una nuova internazionale del lavoro”, si è tenuta il 1° luglio presso la Sala Scorsese della Cineteca di Bologna, nell'area dell'ex Manifattura Tabacchi.
Al centro del confronto, che ha riunito rappresentanti sindacali, studiosi e istituzioni provenienti da diversi Paesi, la crescita delle destre autoritarie e dell'estrema destra, la crisi della democrazia e il ruolo del sindacato nel costruire una risposta collettiva che, oltre al terreno elettorale, si radichi nei luoghi di lavoro, nei territori e nelle comunità, rilanciando una nuova solidarietà internazionale tra lavoratrici e lavoratori.
Aprendo i lavori, Salvatore Marra, coordinatore delle politiche europee e internazionali della CGIL, ha ricordato come la nascita della Rete Internazionale dei Sindacati Antifascisti rappresenti una risposta concreta agli attacchi subiti dal movimento sindacale e democratico, a partire dall'assalto squadrista alla sede nazionale della CGIL del 9 ottobre 2021. Di fronte all'avanzata delle destre, a quello che ha definito un "colpo di Stato globale" contro la democrazia esercitato da pochi multimiliardari attraverso il potere delle multinazionali e all'indebolimento del multilateralismo, la sfida è rafforzare una rete internazionale capace di difendere il lavoro, la democrazia e lo Stato di diritto.
Tra i temi ricorrenti emersi nel dibattito vi è stata la strategia delle nuove destre, che non puntano più a contrapporsi apertamente alle istituzioni democratiche, ma a conquistarle dall'interno, svuotandole progressivamente di significato. Un processo alimentato dalla diffusione della paura, dalla costruzione di nemici sociali, migranti, sindacati, movimenti femministi e persone LGBTQIA+, e da una comunicazione che frammenta la società invece di rafforzarne la coesione.
La vicesindaca di Bologna, Emily Clancy, ha sottolineato il ruolo decisivo delle istituzioni locali nel contrastare queste dinamiche, difendendo i servizi pubblici, promuovendo inclusione e partecipazione e contrastando una narrazione che trasforma le disuguaglianze sociali in conflitti tra persone.
Uno dei punti centrali del confronto ha riguardato il rapporto tra lavoro e consenso alle destre. David Broder, redattore per l'Europa di Jacobin Magazine e storico dell'Italia contemporanea, ha evidenziato come l'estrema destra riesca oggi a costruire coalizioni sociali trasversali, intercettando anche una parte del voto operaio. Per invertire questa tendenza, ha osservato, non basta denunciare le contraddizioni delle destre: occorre dimostrare concretamente che l'azione collettiva e le politiche di giustizia sociale migliorano davvero la vita delle persone, restituendo centralità al lavoro come elemento fondante della democrazia.
Michael Jennewein, senior researcher per Democrazia ed Economia della Fondazione Friedrich Ebert, ha richiamato la necessità di tornare a parlare ai bisogni reali delle persone, evitando di inseguire costantemente l'agenda imposta dall'estrema destra. La fiducia di cui ancora godono i sindacati rappresenta una risorsa preziosa, ma richiede una comunicazione chiara, credibile e vicina alle difficoltà quotidiane di lavoratrici e lavoratori.
Di particolare impatto la testimonianza di Mikyung Ryu, responsabile internazionale della Confederazione dei sindacati coreani (KCTU), che ha raccontato la mobilitazione dei lavoratori e della società civile contro il tentativo di deriva autoritaria seguito alla proclamazione della legge marziale nel dicembre 2024. Lo sciopero generale, pur dichiarato illegale, è stato rivendicato come uno strumento di difesa della democrazia, dimostrando come il diritto di sciopero sia parte integrante della tutela delle libertà democratiche. L'esperienza coreana ha inoltre evidenziato il protagonismo delle giovani generazioni e delle donne, che hanno trovato nel sindacato uno spazio di partecipazione e solidarietà.
Gyula Pallagi, vicepresidente della Confederazione dei sindacati ungheresi (MASZSZ), ha descritto il clima politico in Ungheria, segnato dalla propaganda delle destre contro la comunità LGBTQIA+ e dall'utilizzo della questione migratoria per alimentare paura e consenso. Ha sottolineato come il movimento sindacale avrebbe dovuto reagire con maggiore determinazione e ha ribadito l'importanza di rafforzare l'organizzazione, la formazione e il dialogo diretto con lavoratrici e lavoratori per contrastare l'avanzata delle destre e difendere la democrazia.
Carlos Gil, segretario generale di IG Metall Ingolstadt, ha richiamato il rischio di rincorrere la retorica dell'estrema destra, che offre risposte semplici a problemi complessi. In un contesto segnato dalle trasformazioni dell'industria automobilistica e dalla crescita del consenso verso le destre, ha sottolineato come il sindacato debba continuare a organizzare il lavoro, rafforzare la partecipazione democratica e promuovere la solidarietà come alternativa alla politica della paura.
Nel corso dell'iniziativa è emersa anche la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale tra organizzazioni sindacali, condividendo esperienze, campagne e buone pratiche per affrontare sfide comuni: dalla transizione industriale all'intelligenza artificiale, dalla tutela dei diritti del lavoro alla lotta contro razzismo, nazionalismo e disuguaglianze.
Le conclusioni di Michele Bulgarelli, segretario generale della CGIL Bologna, hanno ribadito che il sindacato può rappresentare uno degli argini più efficaci contro l'avanzata delle destre solo se continua a essere un sindacato generale, democratico, conflittuale e profondamente internazionale, capace di costruire solidarietà oltre i confini nazionali e di riportare il lavoro al centro della vita democratica.
Per questo, il messaggio che ha attraversato l'intera giornata conserva oggi tutta la sua forza: "No Pasarán" non è soltanto il richiamo a una parola d'ordine della storia dell'antifascismo, ma un impegno attuale. Significa costruire ogni giorno, attraverso il lavoro, i diritti, la partecipazione e la solidarietà internazionale, un'alternativa credibile all'autoritarismo e alla politica della paura.








