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Audizione presso la Commissione Bilancio della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge “Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti” (A.C. 2987).
Il decreto-legge 107/26 è l’ennesimo provvedimento della legislatura che - con la giustificazione del dover rispettare condizionalità, o approvare riforme, o attuare investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - tratta una pluralità di materie anche non attinenti al PNRR le quali, in una situazione ordinaria, richiederebbero ben altre procedure.
Nel merito del provvedimento.
Riguardo alla procedura competitiva per l’affidamento dei contratti di servizio pubblico relativi ai servizi ferroviari intercity prevista dall’art. 1 comma 1, riteniamo positivo il superamento dell’obbligo di suddivisione in lotti. Riteniamo altresì fondamentale, in caso di procedure di gara, che il bando contenga clausole sociali vincolanti e uniformi, finalizzate a garantire la piena tutela occupazionale in caso di cambio di gestore in tutti i segmenti. Si evidenzia, infine, la necessità di tutelare l’occupazione negli appalti, considerata la rilevanza dell’indotto del trasporto ferroviario, che coinvolge un numero significativo di lavoratrici e lavoratori.
Il comma 2 dell’art. 1 prevede la proroga per gli espropri per il completamento degli interventi strutturali relativi al collegamento intermodale Roma-Latina e al collegamento autostradale Cisterna-Valmontone.
Riguardo al collegamento intermodale Roma-Latina abbiamo già espresso contrarietà della realizzazione della stessa mediante il ricorso al project financing. In ogni caso la proroga dei termini dimostra come la progettazione delle opere sia ancora ferma.
L’art. 2 affida alla Sogin S.p.A. le attività di trattamento, condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi del reattore militare RTS – 1 G. Galilei, che dovrà presentare un piano di attività e di spese.
In premessa appare evidente come gli importi di spesa di 120 milioni siano particolarmente alti e dimostrino ancora una volta quanto la gestione dell’energia nucleare comporti costi ben al di sopra di quanto previsto all’avvio dei progetti.
L’articolo non affronta, tuttavia, il problema cruciale dello smaltimento dei rifiuti radioattivi che riguarda, oltre allo smaltimento del reattore in questione, tutto il materiale radioattivo del paese.
Questo enorme problema irrisolto è più che sufficiente a mettere in discussione la scelta del Governo di tornare al nucleare, come abbiamo dettagliato nella memoria sul disegno di legge recante delega al Governo in materia di “energia nucleare sostenibile”.
L’art. 3 dispone il trasferimento, dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica al ministero delle Imprese e del Made in Italy, delle risorse già destinate alla realizzazione dell’impianto di produzione di preridotto, per finalità di sostegno alla decarbonizzazione dell'industria siderurgica.
È necessario specificare che la “sopravvenuta insufficienza delle risorse per la realizzazione dell'intervento” per la costruzione di impianti di preridotto per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica è dovuta a precise responsabilità politiche volte a mantenere attivo il sistema fossile, visto che i due miliardi di euro, previsti inizialmente dal PNRR a tale scopo, sono stati dimezzati dal Governo.
Consideriamo sbagliate le disposizioni di questo articolo perché riteniamo cruciale il ruolo dello Stato per guidare ed investire nella decarbonizzazione, soprattutto dei settori strategici per l’economia come l’acciaio.
Altrettanto sbagliata è la previsione di spostare la gestione delle risorse dal MASE al ministero delle Imprese e del Made in Italy, perché è in capo al primo ministero l’accentramento delle responsabilità in materia di azione per il clima e decarbonizzazione. Riteniamo necessario che il MIMIT apra un confronto anticipato con le parti sociali per definire obiettivi e criteri per gli investimenti pubblici in oggetto e le relative condizionalità sociali.
L’art. 5 prevede la nomina di un nuovo commissario straordinario per il rigassificatore di Piombino.
Viene giustificata dall’obiettivo di evitare interruzioni della capacità nazionale di rigassificazione; velocizzare le autorizzazioni degli impianti strategici; concentrare le decisioni.
La sicurezza energetica è un interesse nazionale per la tutela del sistema produttivo e della cittadinanza, che va coniugato con la lotta al cambiamento climatico e con il contenimento dei costi energetici. Le fonti energetiche rinnovabili sono quelle che in assoluto rispondono meglio a queste esigenze e sono anche quelle con un maggior impatto occupazionale.
Altre criticità riguardano:
- l’ulteriore estensione della logica commissariale. Con questo Governo l’eccezione è diventata la regola, con il proliferare del ricorso allo strumento del commissario straordinario. Si sceglie così di sostituire, progressivamente, la normale amministrazione con poteri straordinari. Per la CGIL la straordinarietà non può diventare modalità ordinaria di governo delle politiche energetiche;
- la partecipazione delle parti sociali completamente assente. Nell’articolato non si menziona il ruolo fondamentale delle parti sociali e dei lavoratori nella transizione energetica.
In conclusione, si sottolinea che l'articolo considera il rigassificatore come un obiettivo e non come uno strumento. Per la CGIL il gas può essere uno strumento transitorio. È, pertanto, necessario stabilire una scadenza certa e ravvicinata per il termine dell’autorizzazione per l’attività del rigassificatore. Esso non può diventare il pilastro permanente della politica energetica italiana.
L’art. 6 introduce norme transitorie in materia di ammortizzatori sociali per fronteggiare l'emergenza legata al caldo estremo.
La previsione di strumenti di ammortizzazione sociale legati agli eventi di caldo estremo rappresenta un risultato dell'iniziativa sindacale, delle ordinanze regionali di sospensione delle attività e del Protocollo quadro sul clima sottoscritto con il ministero del Lavoro, che hanno evidenziato la necessità di strumenti nazionali a tutela della salute e del reddito dei lavoratori esposti agli eventi climatici estremi.
La valutazione sulle misure previste è tuttavia condizionata negativamente dalla scelta di continuare a intervenire attraverso proroghe temporanee e rifinanziamenti annuali. Le ondate di calore non possono più essere considerate eventi eccezionali, ma un rischio strutturale che richiede strumenti permanenti e automatici di tutela della salute e del reddito, superando la logica degli interventi emergenziali.
Permangono inoltre rilevanti criticità. La decorrenza delle misure dal 1° luglio 2026 lascia prive di copertura le sospensioni dell'attività già verificatesi nelle settimane precedenti.
Il decreto continua infine a limitare le tutele ai lavoratori subordinati dell'edilizia e dell'agricoltura, escludendo i lavoratori autonomi costretti a sospendere l'attività per ragioni di sicurezza, tra cui professionisti tecnici dei cantieri, artigiani dell'edilizia, lavoratori agricoli autonomi, manutentori del verde, rider e corrieri autonomi, lavoratori dello spettacolo all'aperto, guide turistiche e ambientali e commercianti ambulanti. È necessario estendere anche a queste categorie strumenti strutturali di tutela del reddito, affinché il costo della prevenzione e della tutela della salute non ricada esclusivamente sui singoli lavoratori autonomi.
Gli articoli da 8 a 13 si inseriscono nel quadro degli impegni assunti con la Riforma 1.15 del PianoNazionale di Ripresa e Resilienza, che punta a introdurre un sistema contabile economico- patrimoniale unico per tutte le amministrazioni pubbliche, da mettere a regime in modo definitivo entro l'esercizio finanziario del 2030, in linea con la milestone M1C1-118.
La CGIL esprime una forte preoccupazione per la sostenibilità complessiva e per le ricadute occupazionali che una riforma di tale portata rischia di generare all'interno del comparto pubblico.
Le disposizioni del Capo II appaiono profondamente disconnesse dalla realtà quotidiana delle amministrazioni e mostrano gravi criticità operative. Il primo grande nodo riguarda la carenza strutturale di personale nella Pubblica Amministrazione, in particolare negli uffici finanziari e nelle ragionerie, che da anni subiscono gli effetti del blocco del turnover e dei pensionamenti. Pretendere che queste strutture, già in forte affanno, si facciano carico a invarianza di organico del massiccio lavoro straordinario legato all'allineamento degli inventari (art. 10) e alla gestione contemporanea di una doppia contabilità sperimentale (art. 12) è del tutto irrealistico. Allo stesso modo, viene attribuito all'ISTAT l’elaborazione delle stime trimestrali sui saldi della Pubblica Amministrazione dal 1° gennaio 2027 (art. 13), rispettando la normativa europea e a invarianza finanziaria.
Riteniamo, quindi, necessario un piano straordinario di assunzioni mirate e qualificate, senza il quale potrebbe concretizzarsi la paralisi dell'attività ordinaria delle amministrazioni o la spinta verso una costosa esternalizzazione dei servizi.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le modalità con cui viene concepita la formazione del personale (art. 11). Nonostante la norma preveda un percorso obbligatorio triennale, la relazione tecnica specifica che le amministrazioni dovranno provvedervi utilizzando esclusivamente le risorse già stanziate a legislazione vigente. Riteniamo questa clausola di invarianza finanziaria incompatibile con la portata della riforma e chiediamo che siano stanziati investimenti aggiuntivi per un aggiornamento del personale sui sistemi contabili complessi. Il rischio è che la formazione si riduca a una mera fruizione passiva di moduli multimediali registrati, scaricando interamente sulle lavoratrici e sui lavoratori l'onere di un auto-aggiornamento forzato, senza che vengano concessi i giusti tempi di conciliazione rispetto ai carichi di lavoro giornalieri.
Da ultimo, la CGIL rileva con preoccupazione la totale assenza nel Capo II di un coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per governare gli effetti di questa complessa transizione contabile, che modificherà anche i profili professionali, le mansioni e le responsabilità quotidiane del personale.
L’art. 14 stanzia fino a 100 milioni di euro per la realizzazione di percorsi di alfabetizzazione e formazione in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Le risorse sono prelevate dal Programma Nazionale Scuola e Competenze 2021-2027, nell’ambito dei programmi europei della coesione, e quindi tali percorsi non comportano ulteriori oneri.
Su questa disposizione avanziamo osservazioni sia di merito che di metodo.
Sul merito: come è noto il ministero dell’Istruzione ha recentemente attivato una procedura a sportello, per un valore di 100 milioni di euro a valere sui fondi del PNRR, per la presentazione di proposte progettuali per la costituzione di snodi formativi per la transizione digitale sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola. L’elenco dei progetti presentati è stato pubblicato a fine maggio 2026. I progetti richiedono finanziamenti per € 198.426.060,00, a fronte di uno stanziamento di 100 milioni. Conseguentemente risultano finanziati solamente i primi 2.100 progetti in base all’ordine cronologico di presentazione, per un valore di € 99.961.489,60.
Sono possibili due scelte: emanare un nuovo bando oppure utilizzare gli elenchi esistenti. Come CGIL chiediamo che le risorse siano prioritariamente utilizzate per finanziare i progetti che non hanno avuto capienza nell’avviso PNRR. Una scelta di questo genere non può essere in alcun modo demandata ad una successiva opzione di carattere esclusivamente amministrativo.
Sul metodo: nell’ambito della radicale trasformazione determinata dall’introduzione dell’intelligenza artificiale, le istituzioni scolastiche hanno sia un compito formativo, sia una funzione di presidio democratico nella trasformazione tecnologica. Come abbiamo sottolineato nell’ultimo Comitato di Sorveglianza del PN Scuola e competenze, è necessario che, su un tema di questa portata, avvisi e scelte siano frutto non di oscuri gruppi di lavoro, ma di un ampio e preventivo processo di partecipazione e condivisione dell’intera comunità educativa.
Infine, l’articolo 15 differisce ulteriormente al 1° ottobre 2026 l'entrata in vigore del contributo amministrativo nazionale di 2 euro sui piccoli pacchi extra-UE di valore inferiore a 150 euro. La disposizione mira a evitare una sovrapposizione immediata con il dazio doganale europeo da 3 euro.
La CGIL esprime una netta contrarietà alla misura, che rappresenta l'ennesimo rinvio d'emergenza che, da un lato genera profonda incertezza operativa per il settore e, dall’altro, non risolve i nodi strutturali del provvedimento originario.






