Roma, 1 ottobre - "Ci chiediamo come pensa il Governo di garantire i nuovi LEA. Con le risorse che già ora non bastano per la sopravvivenza del Servizio Sanitario Nazionale? Con il personale insufficiente, stremato e sottopagato? Quegli stessi professionisti, operatori e operatrici su cui grava ancora la spada di Damocle dei tetti alla spesa sul personale? Con il personale non ancora pervenuto per garantire l’operatività di Case e ospedali di comunità, di tutti i servizi e l’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022?". Sono gli interrogativi posti dalla segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza.

Per la dirigente sindacale "la strada dei buoni propositi senza azioni coerenti, senza risorse, senza personale può essere utile per la propaganda, ma non certo per affrontare i problemi che attanagliano la tutela della salute delle persone e il Servizio Sanitario Nazionale, alle prese ormai da anni con un sottofinanziamento cronico che rende insostenibile la sanità pubblica e costringe le persone a rivolgersi al privato, pagando, o rinunciare alle cure".

"Con un SSN oggi non in condizioni di garantire i LEA esistenti, introdurne altri, senza finanziamento significa ancora una volta strizzare l’occhio al privato, così come è stato fatto recentemente con l’aggiornamento delle tariffe. Per questo - conclude Barbaresi - a partire dalla prossima legge di bilancio occorrono risorse adeguate al SSN per allineare l’Italia ai Paesi europei più avanzati con un finanziamento del Fabbisogno Sanitario Nazionale pari al 7,5% del PIL, destinando le maggiori risorse alle strutture pubbliche e alla valorizzazione del personale, come prevede la proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da un’ampia rete di associazioni, tra le quali la Cgil".