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Roma, 8 ottobre - “La forzatura sulla legge elettorale, a maggioranza e a colpi di fiducia, si è definitivamente compiuta. A nulla sono valsi gli appelli di tanta parte della società civile a condividere le regole con l’opposizione, né le critiche, più che motivate, degli esperti, che hanno rilevato diversi e gravi profili di incostituzionalità. Questa è la conseguenza del considerare le Istituzioni non un bene comune da preservare, ma una proprietà di cui poter disporre a piacimento”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, dopo l’ok dell’Aula della Camera alla riforma della legge elettorale.
“Così - prosegue il dirigente sindacale - avremo un Parlamento di nominati e non di eletti, con molte meno donne, che non rispecchierà la realtà politica del Paese, consegnando a una minoranza non solo il potere esecutivo, ma anche il controllo di tutti gli organismi di garanzia, compresa la Presidenza della Repubblica. A meno che i tanti ricorsi in preparazione arrivino alla valutazione della Corte costituzionale e vengano accolti”.
“È quello che auspichiamo, nella convinzione che l’Italia soffra di una crisi di rappresentanza, non di governabilità, come conferma il Governo più longevo della Repubblica che - conclude Ferrari - non solo non ha saputo né voluto affrontare un’emergenza sociale senza precedenti, ma è riuscito addirittura a peggiorarla”.






