Roma, 5 ottobre - “Il boom della pressione fiscale, che, secondo i dati Istat, ha raggiunto il 43,5% nel secondo trimestre 2026, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pesa prevalentemente su lavoratori dipendenti e pensionati”. Lo afferma, in una nota, il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari.

“Tra le principali cause dell’incremento - spiega il dirigente sindacale - c’è la ripartenza del drenaggio fiscale, come accade ogni volta che l’inflazione torna a crescere. Tra il 2022 e il 2025, il fiscal drag è costato oltre 30 miliardi di euro ai redditi fissi, e manca ancora l’anno in corso”.

Per Ferrari: “Si tratta di una situazione non più tollerabile, perché chi vive di salario o di pensione si è già brutalmente impoverito con una perdita pesantissima di potere d’acquisto: non può continuare a pagare tasse non dovute. Va subito neutralizzato il drenaggio fiscale, indicizzando l’Irpef all’inflazione”. “Non servono a nulla le misure spot. Non si può continuare a tenere i conti in ordine sulle sole spalle di lavoratori e pensionati, mentre - conclude il segretario confederale - si spendono oltre 14 miliardi in armi”.