Roma, 14 ottobre - “Il disegno di legge approvato oggi in prima lettura dalla Camera non risponde alle reali esigenze delle persone che svolgono attività di cura e assistenza. Poteva e doveva rappresentare un passaggio importante per quei milioni di persone che ogni giorno assistono e sostengono i propri cari, spesso supplendo alle carenze del sistema dei servizi”. Così la Cgil nazionale commenta l’approvazione alla Camera del disegno di legge sul riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri familiari.

“Il testo approvato - prosegue la Cgil - rischia, infatti, di accentuare le disuguaglianze esistenti, riducendo il riconoscimento del ruolo dei caregiver a una misura blandamente orientata al contrasto della povertà, senza affrontare in modo strutturale il tema della cura. L'assistenza alle persone fragili non può essere scaricata interamente sulle famiglie”.

Particolarmente preoccupante è il rischio di isolamento e solitudine che grava soprattutto sulle donne, ancora oggi maggiormente coinvolte nelle attività di cura e assistenza.

Per la Confederazione: “Il disegno di legge continua a escludere i caregiver non conviventi dal pieno riconoscimento dei diritti, introducendo una disparità di trattamento difficilmente giustificabile. Al tempo stesso, non prevede strumenti di sostegno realmente efficaci: l’unica misura economica risulta insufficiente rispetto all’enorme carico assistenziale richiesto, stimato fino a 91 ore settimanali, ed è subordinata a stringenti requisiti reddituali”.

“Analoghe criticità - sottolinea il sindacato di corso d’Italia - riguardano i caregiver minorenni, per i quali il provvedimento prevede un riconoscimento prevalentemente formale, senza misure adeguate a proteggerli da responsabilità che non dovrebbero gravare sulle loro spalle”.

“Sul versante della conciliazione tra tempi di vita, tempi di cura e attività lavorativa, il testo - aggiunge la Cgil - non introduce alcuna innovazione significativa. Sarebbe stato invece necessario, anche su questo punto, aprire un confronto approfondito con le organizzazioni sindacali . Anche sul piano previdenziale il provvedimento risulta insufficiente. Sarebbe necessario prevedere il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi dedicati all'assistenza e alla cura, nonché introdurre forme di maggiore flessibilità nell'accesso alla pensione per le lavoratrici e i lavoratori che svolgono queste attività”.

Per la Cgil “sono necessari servizi territoriali accessibili e diffusi, interventi di sollievo, adeguati sostegni economici, tutele previdenziali e misure capaci di prevenire l'isolamento sociale e l'impoverimento delle famiglie stesse, garantendo un supporto concreto prima che queste siano costrette a rinunciare al lavoro, alle relazioni sociali e alla propria qualità della vita. Non servono interventi di cartapesta ma misure reali, concrete e non discriminatorie. È possibile farlo cambiando impostazione ed è quello che chiediamo nel prossimo passaggio al Senato, se veramente si vuole dare un segnale forte e concreto”, conclude la Confederazione.