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Roma, 29 settembre - “Ieri sera la Camera ha dato il via libera al decreto PA, testo che ora attende l'ultimo passaggio al Senato. Nell'articolo 10, comma 1 bis troviamo un emendamento approvato il 22 settembre dalle Commissioni Ambiente e Bilancio della Camera, a firma del deputato Lorenzo Malagola (FdI). Il comma in questione fa nascere una contrapposizione che doveva e poteva essere gestita in altro modo. Per cercare la copertura alla erogazione della pensione anticipata ai giornalisti professionisti iscritti all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), già iscritti all’ex Inpgi, si sottraggono soldi alla Riforma della disabilità”. Lo affermano, in una nota, la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli e Valerio Serino responsabile dell’Ufficio politiche per il lavoro e inclusione delle persone con disabilità.
“Il problema - sottolineano i dirigenti sindacali - nasce proprio da qui, dalla copertura economica dell’intervento, che viene individuata attraverso la riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista dall’articolo 9, comma 8, del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62. In altre parole, i 4,6 milioni di euro necessari vengono reperiti riducendo le risorse destinate alla partecipazione alle unità di valutazione di base, previste dalla Riforma della disabilità, di un professionista sanitario in rappresentanza delle associazioni, che dovrebbe svolgere un ruolo di tutela per la persona sottoposta a valutazione”.
“Come abbiamo già denunciato nel corso di questi mesi - proseguono Gabrielli e Serino - la cosiddetta Riforma della disabilità, prevista dal decreto legislativo n. 62/2024, star creando numerose criticità per le persone con disabilità e le loro famiglie. Tra queste, vi è il nuovo sistema di accertamento della condizione di disabilità, gestita dall’Inps. Come è possibile, allora, risolvere le criticità e rafforzare il sistema di valutazione previsto dalla riforma, oggi in fase di sperimentazione in metà delle province italiane e destinato a entrare a pieno regime, dal 1° gennaio 2027, su tutto il territorio nazionale, se si sottraggono risorse proprio a uno degli elementi previsti per la sua attuazione?”.
Per Gabrielli e Serino: “Queste risorse, inoltre, avrebbero potuto essere destinate al Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. È utile ricordare che, a oggi, sono stati previsti soltanto 25 milioni di euro per questo strumento: risorse del tutto insufficienti a garantirne la piena attuazione e a raggiungere gli obiettivi prefissati”.
“Le risorse necessarie sarebbero molteplici: dall’inclusione lavorativa e scolastica delle persone con disabilità, al potenziamento dell’accessibilità, dei trasporti, dell’assistenza e del sostegno ai caregiver. Interventi indispensabili per migliorare concretamente la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ma che sembrano non rientrare tra le priorità di un Governo più attento alla propaganda che alle risposte strutturali".
“Il Governo continua a presentare la Riforma della disabilità come una svolta, ma il definanziamento delle misure previste e l’assenza dei necessari correttivi ne indeboliscono l’attuazione e mettono a rischio la piena tutela dei diritti delle persone. Anche l’aumento di oltre 23 milioni del Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità (art.9) viene finanziato sottraendo risorse alla stessa Riforma, riducendone ulteriormente l’efficacia. Crediamo fermamente che una politica realmente orientata a migliorare la vita delle persone più fragili debba poggiare su risorse certe, stabili e strutturali, capaci di incidere in ogni ambito dell’esistenza. Non si può parlare di piena inclusione se gli interventi si limitano a spostare fondi da una voce all’altra. Lo scopo di uno Stato di diritto deve essere quello di garantire una piena partecipazione e una reale qualità della vita per le persone con disabilità e le loro famiglie, e non inseguire un facile consenso di breve durata”, concludono Gabrielli e Serino.






