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Roma, 2 ottobre - “Siamo fortemente preoccupati per quanto trapela sui contenuti della riforma dell’artigianato attualmente in discussione e, in particolare, per l’ipotesi di un significativo ampliamento dei limiti dimensionali, per le modifiche alla nozione di imprenditore artigiano e alla definizione di impresa, nonché per la possibilità di prevedere più unità locali e consorzi con imprese non artigiane”. Lo afferma, in una nota, Francesca Re David, Cgil nazionale.
“Se così fosse - prosegue la dirigente sindacale - non si capirebbe come distinguere tra la natura giuridica di un’impresa artigiana e quella di un’impresa industriale o del terziario, e si incentiverebbe una concorrenza sui salari e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutto ciò mentre l’Italia è additata come maglia nera in Europa per la scarsa crescita dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti. L’ampliamento della platea delle imprese artigiane, per la combinazione dei requisiti previsti nella riforma, determinerà, a parità di attività e di mansioni, rischi di dumping contrattuale e contributivo non accettabili”.
“Chiediamo al Governo - conclude Re David - di fermare l’attuazione della legge delega e di approfondire il confronto con le parti sociali prima di assumere decisioni”.






