La vertenza dell’ex Ilva e il futuro della siderurgia italiana richiedono scelte industriali e politiche immediate. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo alla trasmissione ‘Il cavallo e la torre’ su Rai3, richiamando l'attenzione sulla condizione dei lavoratori e sulla necessità di garantire continuità produttiva e occupazionale.
"Vorrei far notare la responsabilità dei lavoratori, la compostezza con cui si stanno mobilitando. Stanno chiedendo una cosa precisa: di non essere messi in cassa integrazione e di poter lavorare", ha affermato Landini. Per il leader della Cgil, dopo quattordici anni di crisi e incertezze, "lasciare fare al mercato sta portando al rischio della chiusura dell'attività dell'acciaio".
"Oggi non c'è una crisi del settore, non c'è un calo della domanda. Bisogna fare gli investimenti necessari", ha spiegato il segretario della Cgil, chiedendo di mantenere operative tutte le attività non interessate dai provvedimenti giudiziari e di garantire le forniture indispensabili per far proseguire la produzione negli stabilimenti del gruppo.
Chiediamo la realizzazione di un piano di rilancio industriale fondato sulla transizione ecologica. "Stiamo chiedendo che ci sia un intervento pubblico per fare quegli investimenti di decarbonizzazione. Si vogliono superare gli altoforni? Si può produrre acciaio con il preridotto e con i forni elettrici. Bisogna fare gli investimenti che sono necessari", ha dichiarato.
La questione riguarda il futuro stesso del sistema produttivo nazionale. "Non possiamo pensare di continuare a essere un Paese industriale senza una produzione strategica come l'acciaio", ha osservato Landini, ricordando che il settore è essenziale per filiere come l'automotive, la cantieristica, gli elettrodomestici e la manifattura.
Nel suo intervento il leader della Cgil ha allargato il ragionamento alla situazione industriale del Paese, denunciando il progressivo indebolimento di comparti strategici. "Senza acciaio l'industria dell'auto rischia di saltare, la chimica di base in Italia non c'è più e il settore degli elettrodomestici è di fronte a rischi molto concreti. Siamo più poveri di prima, non siamo messi meglio", ha affermato.
Da qui la richiesta di una nuova politica industriale che metta al centro investimenti, innovazione e qualità del lavoro. "Abbiamo bisogno di un intervento pubblico che non sia sostitutivo dell'intervento privato, ma che metta nella condizione di fare investimenti seri", ha concluso Landini, criticando un modello economico fondato sugli appalti al massimo ribasso e sulla competizione costruita sulla riduzione dei diritti e del valore del lavoro.
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