La morte di Andrea Moretti, operaio rocciatore di 22 anni precipitato nella notte tra il 22 e il 23 settembre mentre lavorava all'installazione del nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, suscita dolore e indignazione.

“Pensare che un ragazzo di 22 anni debba morire in un cantiere, tra l'altro lavorando dentro a un cantiere pubblico, credo che indichi la gravità e l'insopportabilità della situazione a cui siamo giunti”, ha dichiarato il segretario generale CGIL Maurizio Landini. “E di nuovo stiamo parlando di un lavoratore che lavorava in una filiera di appalto, tra l'altro in un settore pubblico. Ecco, non è un caso che noi stiamo raccogliendo firme per cambiare le leggi sul sistema degli appalti, perché questo sistema di fare imprese è un sistema che uccide”.

Per il leader della CGIL non bastano le manifestazioni di cordoglio se non si interviene sulle norme che regolano l'organizzazione del lavoro: “Tutte le volte che si fa finta di piangere su un morto, ma poi non si cambiano quelle leggi e quelle regole che permettono di poter sfruttare le persone così, fino a mettere in conto che possono anche morire, è una responsabilità politica che non può più essere taciuta”.


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