Con la riapertura delle scuole e l'avvio del nuovo anno educativo, torna al centro del dibattito il tema dei servizi per l'infanzia. Il nuovo report CGIL “Nidi e servizi prima infanzia” fotografa una situazione ancora critica: in Italia, a fronte di 1,2 milioni di bambini e bambine nella fascia 0-2 anni, i posti nei nidi, micronidi o sezioni primavera sono solo 354 mila: dunque meno di uno su tre può usufruirne mentre oltre 800 mila sono esclusi da un fondamentale percorso educativo.

Il Report, curato dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL, evidenzia come il Paese continui a scontare forti ritardi rispetto agli obiettivi europei. A fronte di una copertura complessiva del 31,6%, l'Italia è ancora lontana dal target UE del 45% entro il 2030 e presenta profonde disuguaglianze territoriali: nel Mezzogiorno la disponibilità di posti scende in molti casi sotto il 20%, mentre solo l'Umbria supera già l'obiettivo europeo.

Il report collega direttamente la carenza di nidi alla crisi demografica che attraversa il Paese. Nel 2024 le nascite sono scese a quota 355mila, nuovo minimo storico, confermando come senza servizi educativi diffusi, accessibili e di qualità sia difficile sostenere concretamente le famiglie, favorire l'occupazione femminile e contrastare la denatalità.

Preoccupano inoltre i ritardi nell'attuazione del Piano asili nido e scuole dell'infanzia finanziato dal PNRR. A pochi mesi dalla conclusione degli interventi, soltanto il 20,1% delle opere risulta completato e collaudato, mentre è stato speso poco più della metà delle risorse disponibili. Un rischio che potrebbe compromettere una delle principali occasioni di rafforzamento dell'infrastruttura educativa e sociale del Paese.

Garantire i diritti dei bambini e delle bambine a percorsi educativi sin dai primi mesi di vita, è premessa fondamentale per superare le prime, insopportabili, diseguaglianze nella società. Nidi, congedi paritari, lavoro di qualità, e non bonus o misure transitorie, devono essere al centro delle politiche strutturali nel Paese per affrontare in modo concreto ed efficace la denatalità e garantire diritti che oggi si già sono assottigliati.

Un investimento nel futuro, nei diritti, nell’uguaglianza.