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Salute e sicurezza, proposte CGIL per fermare la strage sul lavoro

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Foto: Marco Merlini
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L’Italia possiede una delle normative più avanzate in ambito europeo, il DLGS 81, che rappresenta un punto di equilibrio alto ed un sistema che nel suo complesso non va in alcun modo superato. Sono possibili ovviamente miglioramenti ed attualizzazioni, soprattutto per rispondere ai cambiamenti che il lavoro affronta sul piano delle innovazioni tecnologiche, organizzative e sociali.
A questo si potrà dare risposta con una serie di questioni e proposte che sono elencate più avanti. Il modello dei protocolli condivisi sul modello pandemico è stato positivo, e potrebbe aiutare a migliorare le condizioni di lavoro in azienda e i rapporti industriali in materia, ma deve essere chiaro che esso non si sostituisce alla legge ed agli obblighi e ruoli previsti per impresa e rappresentanze. Alla contrattazione non possono essere delegati aspetti attinenti esclusivamente alle scelte dell’impresa, e neanche responsabilità che sono legate direttamente al ruolo assegnato a chi sovrintende od organizza la produzione. Esistono già pratiche sperimentate che possono essere prese a modello virtuoso, ma anche strumenti e modalità che sono già presenti nel mondo della prevenzione e che possono interagire fra loro ed essere utilizzati.

1) Cogenza ed effettività delle norme nella filiera produttiva

I dati infortunistici dell’Inail individuano i settori merceologici e quelli delle dimensioni di impresa più a rischio e nei quali avvengono il maggior numero di incidenti e si riscontrano il maggior numero di malattie di origine professionale. La situazione peggiora proporzionalmente alla diminuzione della dimensione di impresa, ai bassi investimenti su salute e sicurezza, alla ridotta capacità organizzativa, alla irregolarità o illegalità, alla tipologia contrattuale degli occupati e quindi alla precarietà e ricattabilità, alla presenza o meno del sindacato in maniera strutturata. Le maggiori criticità si riscontrano ovviamente nel settore degli appalti e sub appalti, dove spesso diventa fattore di concorrenza la compressione dei costi su salute e sicurezza.

Proposte: completare il sistema di qualificazione delle imprese e anche della c.d. patente a punti prevista dal DLGS 81 per scremare il mercato degli appalti dalle imprese scorrette e nelle quali si verificano la maggior parte degli incidenti, avendo al centro soprattutto la regolarità contrattuale e l’applicazione dei CCNL maggiormente rappresentativi del settore con il loro corredo normativo e retributivo. Questo vale ancor di più per quanto riguarda gli appalti pubblici, ma deve essere applicato in tutte le filiere lunghe. Facilitare l’utilizzo dei SGSL (sistemi di gestione salute e sicurezza) certificati da Inail e parti sociali e generalizzarne la conoscenza attraverso campagne mirate, per fornire alle PMI e alle microimprese la possibilità di rispettare le norme ed alzare gli standard di sicurezza. Sviluppare un sistema di consulenza alle imprese in primis in capo ad Inail che possiede anche risorse dedicate a ciò, e in capo anche agli organismi paritetici che oggi rivestono un ruolo importante a seguito della recente riforma della legge 215/21. Va generalizzata la rappresentanza dei RLS nei posti di lavoro e va reso funzionante il fondo di cui all’art. 52 del DLGS 81.

2) Formazione

Proposte: Deve essere assicurata a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori la formazione generale in materia di salute e sicurezza e quella specifica alla propria mansione prima dell’avviamento al lavoro, poiché questa rappresenta un diritto imprescindibile dei singoli e perché è una garanzia di abbattimento degli infortuni e delle malattie professionali. Va applicato anche quanto previsto per l’addestramento e l’aggiornamento, che devono essere tempestivi e regolari. Va incentivata e diffusa la pratica dei c.d. break formativi. Va completata la riforma degli accordi stato-regioni sulla formazione, assicurando finalmente l’obbligo oggi previsto per legge alla formazione su queste materie dei datori di lavoro. Vanno introdotti al più presto, se possibile a partire dai primi gradi del sistema scolastico, attraverso il lavoro comune col ministero dell’istruzione e quello dell’università, percorsi formativi curriculari sulla salute e sicurezza sul lavoro.

3) Vigilanza

Proposte: Unificare e rendere accessibili e fruibili le banche dati INAIL, INPS, REGIONI/ASL, ISTAT, INL, come si è cominciato a fare ma non con la necessaria celerità. Realizzare il coordinamento della vigilanza in maniera piena, oltre che fra istituzioni statali e regionali, anche con il concorso delle parti sociali. Avviare una campagna assunzionale oltre che per INL, come è stato in parte fatto, anche per il sistema dei dipartimenti di prevenzione delle Asl, che hanno visto dimezzarsi il proprio organico in dieci anni.

4) Risorse e fondi pubblici

Proposte: Va avviata e favorita una campagna di investimenti nel settore della salute e sicurezza da parte delle imprese con particolare attenzione alle PMI, utilizzando anche fondi dedicati dal PNRR e i fondi istituzionali dell’INAIL. La campagna non deve essere basata su semplici investimenti a pioggia, ma ancorata ad una progettualità ampia ed in rapporto con le rappresentanze sindacali e con la contrattazione. Ciò vale ancor di più per quanto riguarda i fondi per i bandi ISI dell’Inail, le criticità dei quali vanno risolte mettendo insieme lavoratori e impresa nella determinazione degli investimenti e dei relativi processi decisionali.

5) Prestazioni per lavoratrici e lavoratori

Proposte: Vanno attualizzati e migliorati i livelli prestazionali dell’Inail per quanto riguarda risarcimenti, rendite ed indennizzi. Va finanziata in maniera maggiore e sviluppata la ricerca di qualità dell’Istituto, anche con fondi specifici e l’aumento del personale dedicato. Per far tutto ciò bisogna rendere effettivamente impiegabili le somme a disposizione di INAIL in autonomia organizzativa e gestionale.
Il mancato indennizzo alla famiglia di Giuliano Della Seta, morto in alternanza scuola lavoro il 16 settembre del 2022, è dovuto ad una norma del 1965 che lo prevede solo per chi ha famigliari a carico e questo per tutti i lavoratori. Questa norma va cambiata.

6) Alternanza scuola lavoro (ora PCTO)

Proposte: Superare l’obbligatorietà collegando l’alternanza ai percorsi formativi; reinvestire nei laboratori per tutti i gradi di scuola; costituire un albo dei tutor aziendali con competenze
specifiche; definire le caratteristiche delle aziende dove praticare l’alternanza; prevedere il ruolo delle organizzazioni sindacali e RSU, allo stato del tutto assente nella normativa.

Coordinamento Nazionale Salute e Sicurezza