Che cosa non vi convince del Decreto del Primo Maggio sul lavoro?
 
Il Governo afferma che il decreto approvato è un provvedimento a favore del lavoro. Le cose non stanno così e confermiamo il giudizio negativo che abbiamo espresso nelle piazze del Primo Maggio. Noi abbiamo chiesto di contrastare la precarietà, e non certo di tornare ai voucher e addirittura di ampliarne l’utilizzo, né abbiamo chiesto di liberalizzare il contratto a termine o di sostituire il reddito di cittadinanza con una misura che esclude e divide.

Il taglio del cuneo, però, significa più soldi in busta paga per i lavoratori, con la prospettiva di rendere strutturale la riduzione. Perché non va bene? 
 
La riduzione del cuneo contributivo va nella direzione giusta, è parte delle richieste da noi avanzate e su cui abbiamo organizzato anche uno sciopero generale con il Governo Draghi. Ma la misura approvata dall’attuale Governo è una tantum e resterà in vigore solo fino a dicembre. Noi rivendichiamo di renderla strutturale e di reintrodurre il fiscal drag, senza il quale il quale il maggior prelievo fiscale, dovuto all’inflazione, ridurrebbe il netto in busta paga. Per aumentare i salari, lo ribadisco, c’è bisogno di misure strutturali, di rinnovare i contratti nazionali e di indicizzare le detrazioni. Noi stiamo presentando le piattaforme in tutti i settori, ma su questo terreno il Governo ha dato un segnale assai negativo non mettendo un euro per il rinnovo dei contratti di tutto il lavoro pubblico.

Perché la nuova regolazione dei contratti a termine favorisce il precariato? 
 
Innanzitutto, è bene dire che le norme sui tempi determinati e sui voucher non sono le risposte che le giovani generazioni che entrano nel mondo del lavoro richiedono.  Estendere il ricorso ai voucher fino a 15.000 euro di reddito significa incentivarne un utilizzo maggiore e prorogare la condizione di precarietà in settori in cui i profitti negli ultimi mesi sono aumentati enormemente. Sui tempi determinati, si sceglie di prorogarne la durata attraverso accordi tra datori di lavoro e singoli lavoratori. Sappiamo bene in queste condizioni da che parte sta il rapporto di forza. Quale lavoratore non firmerebbe un accordo quando l’alternativa sarebbe la perdita del proprio posto di lavoro? Sono due provvedimenti che colpiscono il mondo del lavoro e ampliano la precarietà anche in settori di cui tutto si può dire tranne che siano in crisi.  

Arriviamo alla riforma del Reddito: quali sono gli elementi critici? 

Ci sarebbe stato bisogno di migliorare il Reddito di Cittadinanza non di stravolgerlo come invece ha fatto il Governo. Ora lo chiamano Assegno di inclusione ma in realtà si producono esclusioni e divisioni. Infatti, con i criteri contenuti nel decreto, un nucleo familiare povero ma dove non vi sia un anziano o un minore o un disabile non ha diritto al sostegno economico. Così, senza quei requisiti, si penalizzano quegli stessi lavoratori in povertà che potrebbero essere esclusi da ogni sostegno e presa in carico. A fronte di una povertà che cresce si fa cassa sulle condizioni di maggior disagio anziché tassare di più profitti ed extraprofitti.

Al di là del merito, avete contestato il metodo utilizzato dal governo nel confronto con voi. 
 
Certo, lo riteniamo sbagliato e anche grave. Ci hanno chiamati la sera del 30 aprile per comunicarci decisioni già assunte e senza consegnarci alcun testo. Quella convocazione e il Consiglio dei ministri il Primo Maggio li ritengo un atto di mera propaganda e di mancato rispetto verso le lavoratrici e i lavoratori. È bene ricordare che il 1° Maggio è la giornata del lavoro conquistata con lotte, scioperi e sacrifici. Si è lottato per le 8 ore di lavoro e per il diritto al riposo, alla vita di relazione. Non è la festa del Governo ma quella del lavoro, della sua dignità, dei suoi diritti.

Più in generale, su quale piattaforma avete avviato la mobilitazione contro le politiche del governo?

Oltre al giudizio sul decreto del Governo nella nostra piattaforma unitaria rivendichiamo una vera riforma delle pensioni, una vera riforma del fisco che riduca il peso del prelievo su lavoro dipendente e pensioni e aumenti invece la tassazione sulle rendite finanziarie e immobiliari, che contrasti davvero l’evasione fiscale. Inoltre, rivendichiamo maggiori investimenti su sanità, scuola pubblica, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, politiche industriali, un piano straordinario per il lavoro rivolto in particolare ai giovani, alle donne, al Mezzogiorno, la realizzazione degli investimenti del PNRR.

Dopo le iniziative nelle città, che cominciano in queste ore, si potrà arrivare anche allo sciopero generale?
 
Con Cisl e Uil discuteremo di come proseguire la mobilitazione e noi non escludiamo nulla. Ora è il momento di concentrare tutto il nostro impegno per la piena riuscita delle tre grandi manifestazioni unitarie del 6 maggio a Bologna, del 13 maggio a Milano e del 20 maggio a Napoli. Subito dopo discuteremo come dare seguito all’iniziativa e alla mobilitazione. In questo percorso sarà importante il coinvolgimento più ampio possibile delle lavoratrici e dei lavoratori e di tutte quelle realtà associative e di cittadinanza attiva che non condividono le scelte del Governo.

Anche la Schlein e Conte vogliono essere nelle piazze con voi: non si rischia una eccessiva politicizzazione della vostra iniziativa? 
 
L’obiettivo delle nostre iniziative e mobilitazioni è quello di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone e dei cittadini, cambiando le politiche economiche e sociali del Paese. Lo facciamo volendo rappresentare tutti coloro che per vivere hanno bisogno di lavorare e per questo ci rivolgiamo a tutte le persone a prescindere da cosa votano. Naturalmente le nostre iniziative e manifestazioni sono aperte a tutti coloro che intendono partecipare e condividere i nostri obiettivi e piattaforme. Il lavoro, la sua qualità e dignità, è il tema centrale se si vuole davvero cambiare il Paese.