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Contraccezione: grave decisione Aifa di rimandare gratuità pillola anticoncezionale

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“Diffondere la cultura della prevenzione delle gravidanze indesiderate e della cura della salute delle donne attraverso politiche responsabili e attente alla salute delle donne”

Roma, 6 ottobre - “Grave che l’Aifa abbia rimandato la decisione sulla gratuità della pillola anticoncezionale tanto più mentre nel Paese il dibattito sulla liceità delle interruzioni volontarie di gravidanza si fa sempre più aggressivo. La strada giusta per limitare e diminuire le Ivg è l’accessibilità alla contraccezione, soprattutto per i più giovani, e l’educazione ad una sessualità e affettività responsabile, temi che nel nostro Paese continuano inspiegabilmente ad essere un tabù”. La Cgil Politiche di genere insieme all’Area stato sociale e diritti intervengono oggi sulla notizia di un ulteriore stop da parte dell’Aifa circa la distribuzione gratuita della pillola anticoncezionale in Italia, gratuità già in vigore in quattro regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia), come per altro previsto dal Dpcm del 12 gennaio 2017 sui Livelli essenziali di assistenza.

“Per questa scelta si adducono ragioni economiche, fatto ancora più grave perché - osservano dal sindacato di Corso d’Italia - quando si parla delle donne e della loro salute, ci sono sempre spese più necessarie ed urgenti o non si trovano le risorse. In realtà temiamo che oltre a quelle economiche, dietro questa posizione, vi siano ragioni politiche ed etiche, esattamente come per la strenua opposizione all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole superiori”.

“I dati Istat più recenti - spiegano - dicono che il 9.43% delle Ivg viene praticato nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni, proprio quella per la quale si ipotizza la gratuità della pillola anticoncezionale. È arrivato il momento che anche l’Italia diffonda la cultura della prevenzione delle gravidanze indesiderate e della cura della salute delle donne attraverso politiche responsabili e attente alla salute delle donne”, concludono la Cgil Politiche di genere e l’Area stato sociale e diritti.