Piano Periferie: congelati fino al 2020 i finanziamenti per 96 città

Non solo non verranno raggiunti i risultati attesi dei progetti, ma si produrrà una consistente dispersione economica. Da investimento per lo sviluppo locale a diseconomia e quindi perdita.


Il 6 agosto il Senato ha approvato all’unanimità un emendamento al cosiddetto “Decreto Milleproroghe”, bloccando di fatto fino al 2020 le convenzioni sottoscritte tra sindaci e Governo per il finanziamento di 96 progetti relativi alla seconda tranche del bando periferie.
Il provvedimento, del quale la Cgil chiederà l’abrogazione, qualora divenisse definito se confermato alla Camera a settembre, metterebbe a rischio la realizzazione di progetti nei confronti dei quali c’è stato un significativo investimento, a vari livelli, da parte degli enti locali, i cui risultati sono strettamente legati allo sviluppo locale.
Sul tema periferie c’è stato un generale disinteresse da parte dei governi ed un approccio tardivo, più volte rilevato dalla Cgil, che ha ripetutamente denunciato la necessità di intervenire in aree oggi “deboli” con una programmazione pluriennale, con finanziamenti dedicati e costanti, integrando risorse ordinarie e straordinarie, implementando azioni di sistema e non di progetto che coinvolgano più ambiti ed attori.
Il piano Periferie, pur avendo una visione a nostro parere carente di prospettive rispetto alla complessità dei fattori che determinano il disagio in luoghi oggetto di interventi solitamente episodici e frammentati, ha visto uno stanziamento di fondi rilevante, e non è condivisibili che questi vengano “congelati”. In alcuni Comuni è già stata avviata la messa in opera dei progetti ed il blocco annunciato non solo impedirà il raggiungimento degli obiettivi previsti, ma produrrà una dispersione economica importante senza alcuna finalità. Da investimento per lo sviluppo locale a diseconomia e quindi perdita.
E’ vero che i fondi sono stati spostati verso un’altra voce di bilancio con cui lo Stato vuole finanziare un intervento che permetterà ai Comuni di utilizzare gli avanzi di bilancio bloccati dal “patto di stabilità”. Non è tuttavia ammissibile che, come spesso è accaduto in passato, alcune voci siano finanziate sottraendo fondi ad altri importanti interventi. Le aree periferiche sono oggi realtà che necessitano di un’attenzione prioritaria a livello di politiche urbane e, contrariamente ad un blocco, c’è la necessità di ampliare le iniziative.
Per la CGIL il tema “Periferie” è un tema ad oggi dominante. A dimostrazione della priorità che assume tra le proprie iniziative sta portando avanti un progetto sperimentale nelle realtà periferiche di alcune città, coniugando riqualificazione del patrimonio edilizio, contrasto al degrado urbano e rigenerazione urbana con opportunità occupazionali, in un percorso partecipativo, con contrattazione territoriale sociale e inclusiva.
Un percorso in linea con l’impianto del Piano del Lavoro della CGIL e con la Piattaforma Integrata per lo Sviluppo Sostenibile da noi recentemente proposta.

In allegato l’elenco dei Comuni beneficiari del programma straordinario per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie (DPCM 25 maggio 2016) con specifica dei progetti e degli importi. I progetti a rischio secondo la graduatoria sono quelli da 25 a 120.