Nuovi diritti: incontro su proposta di legge omolesbobitransfobia


Nella serata di ieri (16 giugno) abbiamo partecipato all’incontro tra il relatore della proposta di legge sull’omolesbobitransfobia, on. Alessandro Zan e le associazioni e le organizzazioni che si occupano del tema. All’incontro hanno partecipato, oltre a Zan, altre e altri parlamentari coinvolti nella scrittura della proposta: le Senatrici Cirinnà e Majorino e l’on. Boldrini.

L’incontro, fa sapere Sandro Gallittu responsabile Ufficio Nuovi Diritti Cgil nazionale “si è aperto sull’onda dell’indignazione suscitata dalle minacce di morte ricevute via social dal relatore della proposta ed ha visto – spiega – finalmente la presentazione della bozza ufficiale del testo che sarà depositato a breve dopo che negli ultimi giorni si erano susseguite indiscrezioni di stampa e prese di posizione che si basavano su illazioni giornalistiche e non su un testo depositato”.

“Il testo – prosegue il sindacalista – ha unificato le proposte presentate originariamente da diversi partiti politici e si compone di 10 articoli dedicati, come dal titolo, al contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La novità più rilevante rispetto agli annunci dei giorni scorsi – sottolinea Gallittu – riguarda l’inclusione del genere tra i motivi di violenza e discriminazione che la legge si propone di contrastare”.

I primi 5 articoli sono dedicati alle modifiche al codice penale e al codice di procedura penale dovute al fatto che la proposta si sostanzia in un ampliamento delle fattispecie prevista dalla legge Reale – Mancino, includendo orientamento sessuale e identità di genere oltre ai già previsti motivi di ordine razziale, etnico, religioso e nazionale.
L’articolo 6 prevede l’istituzione della giornata nazionale contro l’omolesbobitransfobia per il 17 maggio che già oggi è celebrata ancorché senza la formale proclamazione.
Gli articoli dal 7 al 9 sono dedicati invece alle politiche attive di contrasto, dall’attribuzione ufficiale all’UNAR delle competenze in materia che già esercita, al sostegno alle vittime, alle politiche educative fino alla previsione di elaborazioni statistiche almeno triennali da parte dell’ISTAT.
L’ultimo articolo si occupa invece delle dotazioni finanziarie.

“Nel nostro intervento – prosegue Gallittu – abbiamo sottolineato la necessità di un tempo che consentisse di dare un giudizio ragionato dopo aver esaminato il testo che solo in quel momento ci veniva messo a disposizione. Abbiamo ancora una volta espresso, come già fatto nell’incontro di dicembre, i nostri dubbi sulla forte caratterizzazione della proposta in termini di leva penale; perplessità che derivano sia dalla contrarietà rispetto a una risposta meramente giustizialista sia sull’inefficacia osservata in altri ambiti rispetto a un’impostazione di tal fatta: una risposta volta spesso a soddisfare esclusivamente spinte emotive e poco utile al contrasto dei fenomeni violenti. Abbiamo affermato – sottolinea il sindacalista – che la battaglia deve invece svolgersi maggiormente sul piano culturale e siamo convinti che la leva penale non crei cultura. Per questo motivo abbiamo invece apprezzato i capitoli dedicati alle politiche attive che speriamo vengano potenziate ed enfatizzate nel dibattito parlamentare”.

“Abbiamo insistito – prosegue – sul fatto che cultura e percezione migliorano a fronte del riconoscimento di diritti e che sarebbe stato ben più significativo inserire un provvedimento di contrasto alla violenza e alla discriminazione in un pacchetto più ampio di provvedimenti che riconoscessero diritti fondamentali che andassero da un pieno riconoscimento delle figlie e dei figli delle famiglie omogenitoriali, al matrimonio egualitario fino ad un più agevole procedimento per chi voglia accedere alla riassegnazione anagrafica del sesso: un’impostazione di questo tipo avrebbe dato un segno più deciso nel senso della volontà di combattere gli stereotipi e della spinta verso una cultura più inclusiva”.

“Abbiamo infine sottolineato – fa sapere – che gli attacchi che nei giorni scorsi si sono susseguiti da parte di elle alcune gerarchie cattoliche, del mondo sovranista e dell’integralismo religioso si sono uniti e sommati ad analoghi attacchi provenienti da ambienti che si richiamano al cosiddetto femminismo radicale.

Per Gallittu in conclusione “ancora una volta emerge in tutta la sua dimensione la questione della laicità dello Stato e della sua salvaguardia da ogni interferenza. Ma si pone anche la questione, non secondaria, della costruzione di un campo di alleanze che pur essendo il più vasto possibile parta però dalla necessaria condivisione degli obiettivi di inclusione, uguaglianza e rispetto”.