JSW Piombino: Cgil e Fiom, persi cinque mesi, la mobilitazione continua


Roma, 13 maggio – “A cinque mesi dall’ultimo incontro e con 66 giorni di presidio ininterrotto da parte dei lavoratori della JSW di Piombino alle portinerie dello stabilimento, si è riunito il tavolo di confronto presso il Mise, convocato dalla Vice Ministra Alessandra Todde. Sull’esito dell’incontro, il nostro è un giudizio molto critico. Non solo non ci sono soluzioni ravvicinate per quanto riguarda l’ingresso di capitali pubblici e i relativi assetti societari, ma registriamo un significativo arretramento e ridimensionamento degli orizzonti industriali, degli impegni e dei vincoli per dare a Piombino una funzione strategica nella siderurgia italiana”. Lo dichiarano in una nota congiunta Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia e Silvia Spera, Area Politiche Industriali per la Cgil nazionale

“Se dovesse essere confermato un dimensionamento degli impianti ed, in particolare, di un forno elettrico con una capacità produttiva di 800.000 tonnellate/anno – spiegano i sindacalisti – , sarebbe non solo impensabile di riassorbire i 1.800 lavoratori attualmente in forza a JSW, ma sarebbe definitivamente persa l’opportunità per il sito toscano di agganciare la risalita del mercato. Le responsabilità di Jindal sono gravi ed evidenti, così come i ritardi e le incertezze del Governo. E ciò è tanto più incomprensibile e colpevole – proseguono Venturi e Spera – , se si pensa che esistono già oggi le potenzialità di nuove verticalizzazioni (Magona potrebbe assorbire 500/600mila tonnellate; linee specifiche di laminazione della vergella potrebbero rifornire Bekaert) ed altre rilevanti opportunità per la domanda di acciaio si potrebbero aprire con gli investimenti del PNRR, nel potenziamento delle infrastrutture, nello sviluppo della mobilità, in particolare su ferro, nello sviluppo delle energie rinnovabili”.
“Non ci sfugge – avvertono i due dirigenti sindacali – la necessità di trovare per Piombino una risposta che non prescinda dagli assetti complessivi della siderurgia italiana (per primi abbiamo chiesto un tavolo ed un piano nazionale sulla siderurgia), ma nemmeno pensiamo che possa essere una soluzione di risulta e tantomeno dettata da equilibri e relazioni da cui il sindacato resta escluso”.

In conclusione sottolineano Venturi e Spera “per queste ragioni non ci hanno convinto gli esiti dell’incontro che ripropongono uno schema classico in cui nei prossimi giorni si tornerà all’informalità delle relazioni e a riconvocare il tavolo tra qualche settimana. Noi abbiamo chiesto un tavolo permanente, abbiamo chiesto di condividere un piano industriale credibile, abbiamo chiesto di condizionare la stessa commessa di RFI a impegni e vincoli di JSW, da una parte, e ad un chiarimento definitivo sul ruolo del Governo nel settore siderurgico, dall’altra. Senza di ciò ci sembra inevitabile che la mobilitazione prosegua e trovi le forme che, di volta in volta, unitariamente e con il consenso dei lavoratori, decideremo”.