Ergastolo ostativo: Cgil, soluzione equilibrata Consulta, Parlamento intervenga mantenendo capisaldi contrasto criminalità organizzata


Roma, 16 aprile – “Una soluzione equilibrata ed avanzata che potrà consentire al legislatore di mantenere i capisaldi dell’attuale sistema normativo di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, responsabilizzando ulteriormente il ruolo della magistratura, e nel contempo garantire il riconoscimento universale dei fondamentali diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra in merito al comunicato della Consulta diffuso ieri, in cui si riconosce l’incompatibilità dell’istituto dell’ergastolo ostativo con gli articoli 3 (principio di eguaglianza) e 27 (funzione rieducativa della pena) della Costituzione e 3 della CEDU (divieto di tortura e di pena disumana o degradante), rinviando ogni determinazione al maggio 2022 e invitando il legislatore a modificare in questo lasso di tempo la normativa vigente.

Per il dirigente sindacale “il fenomeno mafioso, una volta limitato a poche regioni del sud Italia e oramai di rilevanza globale, impone di certo uno sforzo straordinario nel suo contrasto e un’estrema attenzione nel giudicare condotte delittuose incompatibili con ogni forma di civile democrazia. Nel contempo – sottolinea – i pentiti che genuinamente collaborano con l’amministrazione della giustizia si sono dimostrati negli anni una risorsa straordinaria per impedire l’ulteriore diffondersi di queste consorterie criminali”.

“Un tema come quello dell’ergastolo ostativo, ovverosia la possibilità per i condannati all’ergastolo per determinati gravi reati di mafia di poter fruire della liberazione condizionale solo dopo aver scontato almeno 26 anni di pena, se non più socialmente pericolosi, pone questioni di estrema delicatezza di equilibrio tra principi tutti irrinunciabili in un contesto democratico”. A tal proposito, prosegue Massafra, “la Corte ci ricorda che il potere sanzionatorio dello Stato non può prescindere dal rispetto della dignità della persona umana, nella convinzione che solamente nei principi dello Stato di diritto possano trovarsi gli strumenti per contrastare anche i più efferati reati”.

“Auspichiamo quindi – conclude il segretario confederale della Cgil – che il Parlamento, assumendo le preziose indicazioni che fornirà la Corte Costituzionale, possa individuare soluzioni che garantiscano la società civile dalle infiltrazioni mafiose, nel rispetto delle vittime dei reati, applicando un più alto principio di giustizia”.